940712
DIREZIONE CENTRALE
PER I CONTRIBUTI
Circolare n. 210.
AI DIRIGENTI CENTRALI E PERIFERICI
AI COORDINATORI GENERALI, CENTRALI
   E PERIFERICI DEI RAMI
   PROFESSIONALI
AI PRIMARI COORDINATORI GENERALI E
   PRIMARI MEDICO LEGALI
AI DIRETTORI DEI CENTRI OPERATIVI
     E,PER CONOSCENZA,
AL COMMISSARIO STRAORDINARIO
AI VICE COMMISSARI
AI PRESIDENTI DEI COMITATI
   REGIONALI
AI PRESIDENTI DEI COMITATI
   PROVINCIALI
LEGGE 9 MARZO 1989, N. 88 - ART. 49  -  CLASSIFICA-
ZIONE  DEI  DATORI  DI LAVORO AI FINI PREVIDENZIALI ED ASSI-
STENZIALI.  SENTENZA  DELLA  CORTE  DI  CASSAZIONE,  SEZIONI
UNITE, N. 4837 DEL 18.5.1994.
RIFLESSI PER GLI SGRAVI DEGLI ONERI SOCIALI  PER  IL  MEZZO-
GIORNO.
DIREZIONE CENTRALE
PER I CONTRIBUTI
Roma, 12 luglio 1994     AI DIRIGENTI CENTRALI E PERIFERICI
Circolare n. 210.        AI COORDINATORI GENERALI, CENTRALI
                            E PERIFERICI DEI RAMI
                            PROFESSIONALI
                         AI PRIMARI COORDINATORI GENERALI E
                            PRIMARI MEDICO LEGALI
                         AI DIRETTORI DEI CENTRI OPERATIVI
                              E,PER CONOSCENZA,
                         AL COMMISSARIO STRAORDINARIO
                         AI VICE COMMISSARI
                         AI PRESIDENTI DEI COMITATI
                            REGIONALI
                         AI PRESIDENTI DEI COMITATI
                            PROVINCIALI
OGGETTO: LEGGE 9 MARZO 1989, N. 88 - ART. 49  -  CLASSIFICA-
ZIONE  DEI  DATORI  DI LAVORO AI FINI PREVIDENZIALI ED ASSI-
STENZIALI.  SENTENZA  DELLA  CORTE  DI  CASSAZIONE,  SEZIONI
UNITE, N. 4837 DEL 18.5.1994.
RIFLESSI PER GLI SGRAVI DEGLI ONERI SOCIALI  PER  IL  MEZZO-
GIORNO.
     Con messaggio n. 50476 del 30.11.1989,  nel  portare  a
conoscenza l'interpretazione data dal Ministero del Lavoro e
della Previdenza Sociale al 3  comma dell'articolo 49  della
legge  9 marzo 1989 n. 88, divergente da quella divulgata da
questa Direzione Generale con circolare N. 143 del 20 giugno
1989,  le  Sedi  sono state invitate a soprassedere dall'ef-
fettuare le variazioni di inquadramento ex art. 49 citato.
     Le  problematiche  scaturenti  da  quanto  sopra  hanno
determinato  un cospicuo contenzioso, sia amministrativo che
giudiziario, che ha dato luogo a pronunce difformi da  parte
della magistratura.
     Si  e' reso, pertanto, necessario sottoporre la materia
all'esame delle Sezioni Unite della Suprema Corte di  Cassa-
zione  che,  con sentenza n. 4837, depositata in Cancelleria
il 18 maggio 1994, ha definitivamente fissato i limiti e  la
portata dell'art. 49 citato.
     Si  forniscono,pertanto, le istruzioni per una corretta
applicazione della sentenza stessa.
   1) CAMPO DI APPLICAZIONE DELL'ART. 49 L.88/89
     Con   circolare  n.  143  del  20  giugno  1989,  punto
A),lettera b), e' stato precisato che la classificazione dei
datori  di lavoro disposta dall'INPS, ai sensi dell'art. 49,
ha effetto a tutti i fini previdenziali ed  assistenziali  e
fa  stato,  quindi, nei confronti di tutti gli enti interes-
sati.
     Tale interpretazione, ha dato  luogo  ad  un  rilevante
contenzioso  in  ordine al punto se l'ambito di applicazione
del'art.  49  doveva  essere  limitato  alle   assicurazioni
gestite  dall'Inps  o  doveva estendersi anche alle forme di
previdenza gestite da altri Enti.
     Il contrastante indirizzo  giurisprudenziale  formatosi
in  materia e' stato approfondito ed esaminato dalla Suprema
Corte di Cassazione  che,  con  la  sentenza  in  esame,  ha
definitivamente  statuito  in  modo  conforme  all'indirizzo
seguito dall'Istituto.
     Il Collegio giudicante ha, infatti,  ritenuto  che  non
possa  essere messo in dubbio che il legislatore, pur intro-
ducendo l'art. 49 nel contesto della legge  n.88/89  concer-
nente  la  "ristrutturazione  dell'Istituto  nazionale della
previdenza sociale e dell'Istituto nazionale  per  l'assicu-
razione  contro  gli infortuni sul lavoro", abbia avuto come
obiettivo primario quello di razionalizzare e di  conferire,
per quanto possibile, certezza al sistema di classificazione
previdenziale dei datori di lavoro, abolendo la preesistente
pluralita'  di  competenze  e di inquadramenti, unificando i
criteri di  classificazione  e  contestualmente  adeguandoli
alla  mutata  realta' economica e tecnologica ed attribuendo
all'INPS  la  titolarita'  esclusiva  dell'inquadramento  di
tutti  i datori di lavoro in "settori" rigidamente prestabi-
liti, mediante provvedimenti dotati di efficacia generale e,
percio',  vincolanti  anche  nei confronti di altri enti che
applicano norme e perseguono finalita' di  natura  previden-
ziale.
     Di  conseguenza,  a  far tempo dalla data di entrata in
vigore della  legge  n.  88/89,  l'inquadramento  effettuato
dall'Inps,  in  uno  dei  settori  previsti dall'art. 49, ha
efficacia erga omnes e, quindi, anche ai  fini  dell'indivi-
duazione  dei  datori  di  lavoro "industriali" obbligati ad
iscrivere all'INPDAI i propri dirigenti.
     Unica eccezione al potere di classificazione  dell'Inps
e'  rappresentata dal potere di aggregazione, attribuito dal
3  comma dell'articolo in esame al Ministero  del  Lavoro  e
della  Previdenza  Sociale,  dei  datori di lavoro esercenti
attivita' plurime.
   2) DECORRENZA DELLA NUOVA NORMATIVA  E INQUADRAMENTI IN
     ATTO ALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DELLA STESSA.
     In  ordine  alla  decorrenza  della normativa contenuta
nell'art. 49 della legge n. 88/89, la Suprema Corte  con  la
sentenza  di  che  trattasi  ha  stabilito  che  essa non ha
effetto retroattivo.
     Di conseguenza la classificazione dei datori di  lavoro
prevista  dall'articolo  predetto  deve essere effettuata, a
far tempo dalla data di entrata in  vigore  della  legge  n.
88/89, sulla base dei criteri contenuti nell'articolo stesso
nei confronti di coloro che abbiano iniziato l'attivita' con
dipendenti successivamente a tale data.
     Al  riguardo  si  deve, peraltro, precisare che, ove si
tratti di strutture che,  pur  avendo  iniziato  l'attivita'
successivamente   alla   data  sopraindicata  ed  espletando
attivita' di servizi, classificabile nel settore terziario a
mente  dell'art.  49,  siano  peraltro  filiali  o  semplici
dipendenze (prive di autonomia giuridica)  di  aziende  gia'
inquadrate,  in  base  alla  previgente  normativa, nel ramo
industria servizi, alle stesse  deve  essere  attribuito  il
medesimo inquadramento.
     Alla  decorrenza  della  nuova  normativa  si  collega,
logicamente  e  funzionalmente,  la   questione   ampiamente
dibattuta  in  sede amministrativa e giudiziaria dell'inter-
pretazione del terzo comma, seconda parte dell'articolo 49.
     Tale norma  stabilisce,  infatti,  "  restano  comunque
validi  gli  inquadramenti gia' in atto nei settori dell'in-
dustria, del commercio e  dell'agricoltura  o  derivanti  da
leggi  speciali  o  conseguenti  a  decreti emanati ai sensi
dell'art. 34 del D.P.R. 30 maggio 1955 n. 797".
     Con la sentenza in esame la Suprema Corte, a seguito di
una  interpretazione  coordinata  e  sistematica delle varie
disposizioni in cui si articola la  nuova  disciplina  della
classificazione  dei  datori  di  lavoro, ha statuito che il
legislatore, nell'emanare la riforma del sistema, ha  inteso
dettare una duplice normativa con efficacia generale: quella
a regime (contenuta nei  primi  due  comma  del  piu'  volte
citato  art.  49  e  nella  prima  parte del terzo), volta a
regolare per l'avvenire la  classificazione  dei  datori  di
lavoro  che  avrebbero iniziato la loro attivita' dopo l'en-
trata in vigore della legge in esame  e  quella  transitoria
(contenuta  nella seconda parte del terzo comma) destinata a
salvaguardare gli inquadramenti gia' operati  legittimamente
in base alla normativa previgente.
     A  giudizio  della  Corte,  infatti,  l'espressione  di
apertura della seconda parte del comma 3  ("restano comunque
validi") non lascia alcun margine di incertezza e, pertanto,
gli inquadramenti in atto alla data  di  entrata  in  vigore
della  nuova  legge  devono  essere  confermati  purche' gli
stessi siano validi intendendosi per tali quelli  che  spet-
tavano  ai  datori  di lavoro in base ai criteri previgenti,
anche se attribuiti in epoca successiva alla data di entrata
in vigore dell'art. 49.
     Per effetto di quanto sopra devono ritenersi confermati
gli inquadramenti in atto alla data del  27  marzo  1989  (o
retroattivamente  riconducibili a tale data) nei tre settori
(industria, commercio e agricoltura) espressamente  indicati
dalla  norma,  quelli  derivanti  da  leggi speciali che, in
deroga ai criteri di classificazione vigente, qualificano ai
fini  previdenziali  e  assistenziali, determinate attivita'
produttive inquadrando  automaticamente  nel  corrispondente
settore  i  datori  di  lavoro  che  le  esercitano e quelli
conseguenti a  decreti  di  aggregazione  emanati  ai  sensi
dell'art. 34 del D.P.R. n. 797/1955.
     Devono,  pure,  essere  confermati  gli  inquadramenti,
comunque  effettuati,  derivanti  da  sentenze  passate   in
giudicato.
    3) EFFICACIA DEGLI INQUADRAMENTI DERIVANTI DA DECRETI DI
       AGGREGAZIONE EX ART. 34 D.P.R. N. 797/1955.
     La  Corte  di  Cassazione  ha,  inoltre,  affrontato il
problema relativo ai limiti e alla portata  dei  decreti  di
aggregazione,  emanati  dal  Ministero  del  Lavoro  e della
Previdenza Sociale  ai sensi dell'articolo 34 del T.U. sugli
assegni familiari.
     In  primo luogo, la Suprema Corte ha escluso un'effica-
cia ultraattiva dell'articolo di che trattasi atteso che  il
3  comma, prima parte dell'art. 49, attribuendo al Ministero
del Lavoro e della Previdenza Sociale il potere di  aggrega-
zione  per  fattispecie  diverse,  ha  di  fatto sostituito,
abrogandolo, l'art. 34 del T.U.A.F. del 1955.
     Per quanto concerne l'efficacia dei decreti  di  aggre-
gazione  emanati in applicazione della previgente normativa,
la Corte ha statuito  che  tali  provvedimenti,  benche'  di
natura  costitutiva,  hanno  efficacia  vincolante  limitata
all'ambito di applicazione della  disciplina  sugli  assegni
familiari  (e  di  altri  leggi  che  facciano espressamente
riferimento, ai propri fini, all'inquadramento previdenziale
disposto ai sensi del citato T.U.A.F. del 1955) e, pertanto,
non ostano ad  una  diversa  classificazione  delle  aziende
medesime,  in  base al disposto dell'art. 2195 c.c., ai fini
della individuazione  dei  datori  di  lavoro  "industriali"
obbligati ad assicurare i propri dirigenti all'INPDAI.
     Consegue da quanto sopra che, nel periodo  sopraindica-
to,  e'  possibile  che le imprese di servizi siano iscritte
nel settore commercio (ora  terziario)  per  effetto  di  un
decreto di aggregazione e nel settore industria, per effetto
di sentenza passata in giudicato, ai fini dell'assicurazione
del personale dirigente.
     In  base  al  principio dell'immutabilita' degli inqua-
dramenti in atto, derivante dal 3  comma dell'art. 49  della
legge n. 88/89, le imprese di cui sopra conservano il doppio
inquadramento anche dopo l'entrata  in  vigore  della  legge
soprarichiamata.
     4) SGRAVI DEGLI ONERI SOCIALI PER IL MEZZOGIORNO
     La  sentenza  n. 04837/94 delle Sezioni Unite, nell'af-
frontare le problematiche connesse  ai  criteri  dell'inqua-
dramento  ai fini previdenziali ed assistenziali, reca anche
una puntualizzazione in materia di sgravi per il Mezzogiorno
a  favore  delle  imprese  ivi  operanti, richiamandosi agli
orientamenti espressi  dalla  Corte  Costituzionale  con  la
sentenza n. 497 del 26.10.1990.
     Con  tale  sentenza  la  Corte  Costituzionale,  in una
controversia riguardante la  conservazione,  successivamente
alla entrata in vigore della legge n. 88/1989, del beneficio
degli sgravi contributivi ad una impresa  di  servizi,  gia'
riconosciuto con sentenza passata in giudicato, ha affermato
che la disciplina degli sgravi  (legge  n.  1089  del  1968)
presenta  caratteri di specialita' relativamente sia all'am-
bito  territoriale  degli  interventi  (Mezzogiorno  e  zone
depresse  del  centro-nord)  sia  alle  finalita' perseguite
(incentivazione di alcune attivita'  produttive,  promozione
occupazionale, ecc.).
     Nella suddetta legge n. 1089 - afferma la Corte - si e'
fatto generico riferimento  alle  aziende  industriali,  con
utilizzazione  della  nozione  di  impresa desunta dall'art.
2195 del codice  civile,  prescindendosi  completamente  dal
meccanismo  apprestato  o  da altre leggi incentivanti o dal
regime previdenziale. Senza  alcun  riferimento,  quindi,  o
rinvio a leggi previdenziali di inquadramento.
     Pertanto,  conclude  la  Corte Costituzionale, restando
sottratta all'applicazione del nuovo sistema di  classifica-
zione  la  materia  degli sgravi contributivi, "e' possibile
che la stessa azienda sia  classificata  nel  settore  indu-
striale  ai  fini  dello  sgravio contributivo e nel settore
commercio ai fini previdenziali ed assistenziali".
     Tutto cio' premesso, ne  consegue  che  le  imprese  di
produzione  e  prestazione  di  servizi  (1), inquadrate nel
settore  terziario  in  base  all'art.  49  della  legge  n.
88/1989, possono beneficiare degli sgravi di cui alla citata
legge n. 1089 del 1968, in quanto, come detto,  ai  fini  di
tale  disciplina  continuano  ad  essere applicati i criteri
generali di qualificazione delle  attivita'  imprenditoriali
contenuti nell'art. 2195 c.c.
     Tuttavia,  per i periodi precedenti l'entrata in vigore
dell'art. 49, l'attribuzione dell'impresa al  settore  indu-
stria  ai  fini  degli sgravi comporta l'inquadramento nello
stesso settore ai fini previdenziali ed assistenziali.
     Ovviamente, l'ammissione al beneficio degli  sgravi  e'
subordinata  al rispetto di tutte le condizioni di carattere
generale stabilite dalla vigente normativa  per  il  ricono-
scimento  del diritto agli sgravi. Anche per quanto riguarda
le modalita' di calcolo e di esposizione  degli  sgravi  sul
mod.  DM  10/2 valgono le disposizioni di carattere generale
nel tempo emanate.
     La  vigente  normativa  vale, altresi', per quanto con-
cerne l'individuazione dei lavoratori per i  quali  sussiste
il diritto allo sgravio, in riferimento alla consistenza del
personale occupato nell'azienda  alle  date  parametrali  di
legge.
     Per  quanto concerne, infine, gli aspetti operativi, si
fa presente che alle imprese di servizi come  sopra  indivi-
duate  dovra'  essere attribuito il nuovo codice di autoriz-
zazione 8Z, che assume il significato di "impresa di servizi
avente diritto agli sgravi di cui alla legge n. 1089/68".
                          IL DIRETTORE GENERALE F.F.
                                   TRIZZINO
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(1) Beninteso, si tratta di tipologie di servizi diverse da
    quelle disciplinate dalla Legge n. 64/1986, gia' benefi-
    ciarie degli sgravi ai sensi della legge n. 64 medesima