Sanzioni amministrative e civili per il lavoro nero

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Se non si comunica l’assunzione all'Inps

Il datore di lavoro ha l’obbligo di comunicare all'Inps l’assunzione e anche l’eventuale trasformazione o cessazione del rapporto di lavoro. Se il datore di lavoro omette o ritarda la comunicazione obbligatoria all'Inps, deve pagare una sanzione amministrativa alla Direzione Provinciale del Lavoro che va da 100 a 500 euro per ogni lavoratore di cui non si è comunicata l’assunzione.
In caso di mancata iscrizione del lavoratore domestico all’INPS, la Direzione Provinciale del Lavoro può applicare al datore di lavoro una sanzione che va da 1.500 euro a 12.000 euro per ciascun lavoratore “in nero”, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo, cumulabile con le altre sanzioni amministrative e civili previste contro il lavoro nero.

Dal 24 novembre 2010, per effetto dell’introduzione dell’art. 4 della L. 183/2010 (che ha superato l’applicazione dell’art. 36 bis comma 7 DL n. 223/2006 conv. con L. 248/2006: maxisanzione)
l’Inps non applica più maggiorazioni in caso di “lavoro nero” che interessa lavoratori domestici.


Se si comunica l’assunzione in ritardo

Se la comunicazione avviene entro un anno – fatte salve le sanzioni comminate dalla Direzione Provinciale del Lavoro – l’Inps applica le sanzioni civili come stabilito dalla legge 388/2000 ai trimestri pagati in ritardo. In caso di iscrizione con ritardo superiore ad un anno, ai trimestri oltre l’anno vengono applicate le sanzioni così come previste dalla legge 388/2000 art 116 comma b).


Se si pagano i contributi in ritardo

Il versamento tardivo dei contributi, in presenza di iscrizione regolare, comporta l’applicazione delle sanzioni civili così come stabilito dalla legge 388/2000. Il tasso è quello vigente al momento del pagamento.





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