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INDENNITA' DI MATERNITA' PER LAVORATRICI DIPENDENTI  - FIGLI BIOLOGICI

 

Approfondimenti

 

60 giorni

(art. 24 del D.Lgs. 151/2001 – Testo Unico delle norme a tutela e sostegno della maternità e della paternità)

Ai fini del computo dei 60 giorni non si deve tenere conto:

  • dei giorni di malattia o di infortunio sul lavoro accertati e riconosciuti dall’Inps o dall’Inail, o da altri enti gestori delle relative assicurazioni sociali;
  • dei periodi di congedo parentale o di congedo per la malattia del figlio fruiti per una precedente maternità;
  • del periodo di assenza fruito per accudire minori in affidamento;
  • del periodo di mancata prestazione lavorativa prevista dal contratto di lavoro a tempo parziale.


Flessibilità

(art. 20 del D.Lgs. 151/2001 – Testo Unico delle norme a tutela e sostegno della maternità e della paternità)

La lavoratrice può scegliere di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto. In tale caso è necessario che la lavoratrice consegni all’Inps ed al datore di lavoro le certificazioni mediche rilasciate dal ginecologo del Servizio sanitario nazionale (ASL) o con esso convenzionato ed dal medico aziendale responsabile della sorveglianza sanitaria. Tali certificazioni devono attestare che la prosecuzione dell’attività lavorativa nell’8° mese di gravidanza non è rischiosa per la salute della gestante e del nascituro. In mancanza del medico aziendale, il datore di lavoro deve rilasciare una dichiarazione da cui risulta che in azienda o per le attività svolte dalla lavoratrice non esiste l’obbligo di sorveglianza sanitaria sul lavoro.
Le certificazioni devono essere rilasciate dai medici specialisti entro la fine del 7° mese di gravidanza; in caso contrario non è possibile scegliere la flessibilità del congedo di maternità.
La flessibilità è interrotta su richiesta della lavoratrice oppure per effetto di un periodo di malattia della lavoratrice stessa, anche nel caso in cui la malattia non sia legata alla gravidanza. In tali casi, il periodo di congedo dopo il parto è prolungato per un numero di giorni pari a quelli lavorati nel corso dell’8° mese.

 
Astensione obbligatoria anticipata o prorogata
(art. 17 del D.Lgs. 151/2001 – Testo Unico delle norme a tutela e sostegno della maternità e della paternità; art. 18 del d.p.r. 1026/1976)

Il divieto di prestare l’attività lavorativa è anticipato a tre mesi dalla data presunta del parto quando la lavoratrice è occupata in lavori che, in relazione allo stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli. L’anticipazione è disposta dal Servizio ispezione della Direzione provinciale del lavoro (DPL) competente in base alla residenza abituale della lavoratrice.
Prima dell’inizio del congedo “ordinario” di maternità (2 mesi precedenti la data presunta), il Servizio ispezione della DPL può comunque disporre, sulla base di accertamenti medici effettuati dal Servizio sanitario nazionale, uno o più periodi di interdizione anticipata dal lavoro in favore delle lavoratrici in stato di gravidanza per uno dei seguenti motivi:


a) nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza;


b) quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna o del bambino;

 
c) quando, la lavoratrice addetta al trasporto ed al sollevamento pesi, nonché a lavori pericolosi faticosi ed insalubri, non possa essere spostata ad altre mansioni.

 

Nei casi previsti dalle lett. b e c, l’interdizione può essere prorogata dal Servizio ispezione fino ai sette mesi dopo il parto.
La lavoratrice che si trova nelle condizioni previste dalla lett. a) deve presentare al Servizio ispezione del lavoro della DPL competente in base alla propria residenza abituale:

  • la domanda di interdizione anticipata;
  • il certificato medico di gravidanza;
  • il certificato medico attestante le gravi complicanze della gravidanza oppure le preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza;
  • qualunque altra documentazione che ritenga utile.

Il Servizio ispezione della DPL, sulla base di accertamenti medico-sanitari, che sono effettuati a cura del Servizio Sanitario Nazionale, emette il provvedimento entro 7 giorni decorrenti dal giorno successivo a quello di ricezione della documentazione completa.
All’atto della ricezione della documentazione, il Servizio ispezione del lavoro rilascia apposita ricevuta in duplice copia, una delle quali verrà presentata dalla lavoratrice al proprio datore di lavoro. In ogni caso, qualora entro il termine di 7 giorni non sia stato emesso il provvedimento del Servizio ispettivo, la domanda si intende accolta.

 
Il Servizio ispezione del lavoro, comunque, anche oltre il settimo giorno, emette il provvedimento per determinare la durata dell’astensione dal lavoro. Nel frattempo, se il provvedimento del Servizio ispezione non è ancora intervenuto, la lavoratrice deve riprendere il lavoro alla scadenza indicata nel certificato medico da essa presentato. Il provvedimento emanato in ritardo decorre, in ogni caso, dalla data di inizio dell’astensione dal lavoro.
Nei casi previsti dalle lett. b) o c), l’istanza di interdizione può essere presentata sia dalla lavoratrice sia dal datore di lavoro. Il provvedimento è emesso dal Servizio ispezione del lavoro della DPL entro il termine di 7 giorni decorrenti dal giorno successivo a quello di ricezione della documentazione completa.
L’interdizione decorre in ogni caso dalla data del provvedimento del Servizio ispezione e può essere disposta anche d’ufficio. I provvedimenti di interdizione anticipata o prorogata disposti dal Servizio ispezione del lavoro sono definitivi.

 


Dopo 180 giorni
(art. 4 e art. 12 del d.p.r. 1026/1976)

Il giorno di inizio della gravidanza coincide con il 300° giorno precedente la data presunta del parto riportata sul certificato medico di gravidanza. Se l’interruzione della gravidanza si verifica dopo i 180 giorni dalla data di inizio della gravidanza, i successivi periodi di assenza dal lavoro certificati dal medico sono assenze di malattia.

 

Medico dell’ASL
(Art. 76 del D.Lgs. 151/2001)

Il certificato di gravidanza deve essere rilasciato dal medico dell’ASL (Azienda Sanitaria Locale).
Qualora il certificato di gravidanza sia redatto dal medico di base oppure da un medico diverso dal medico della ASL, il datore di lavoro e l’Inps hanno facoltà di accettare i certificati stessi oppure di chiederne la regolarizzazione alla lavoratrice interessata.

 
Autocertificazione
(artt. 46 e ss. del D.p.R. 445/2000)

E’ una dichiarazione presentata in sostituzione delle normali certificazioni per comprovare stati, qualità e fatti nei casi stabiliti dalla legge (data e luogo di nascita, cittadinanza, residenza, stato di famiglia, ecc.). Le autocertificazioni devono essere sottoscritte dal dichiarante il quale deve anche impegnarsi a comunicare prima possibile qualsiasi fatto o circostanza che abbia modificato quanto dichiarato.
Le amministrazioni sono tenute a controllare la veridicità delle autocertificazioni poiché, in caso di dichiarazioni false, il dichiarante è soggetto a sanzioni di carattere penale e amministrativo.
Gli interessati hanno facoltà di utilizzare le autocertificazioni che l’Inps ha predisposto nei diversi moduli di domanda.


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