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Molto spesso accade che i giovani (ma non solo) facciano “lavoretti” anche durante il loro periodo scolastico, come dare ripetizioni o fare baby-sitting; oppure, durante le vacanze scolastiche, partecipino alla vendemmia o ad altre attività occasionali. Lavori definiti “occasionali” proprio perché caratterizzati dalla breve durata e dalla discontinuità.


Lavori che, in molti casi, non erano regolati da alcuna forma di contratto tra le parti (datore di lavoro e lavoratore) e quindi non tutelati né dal punto di vista assicurativo (in caso di incidenti) né dal punto di vista previdenziale (versamento di contributi).


Da qualche anno, è stato introdotto nel panorama previdenziale il sistema dei buoni lavoro, cosiddetti “voucher”.


I buoni lavoro sono un sistema di pagamento che può essere utilizzato in tutte quelle forme di lavoro, occasionale e discontinuo, non regolamentate da un contratto di lavoro.


Ogni voucher acquistato dal datore di lavoro ha un valore di 10 euro, di cui 7,50 euro costituiscono il compenso ricevuto dal lavoratore; la differenza di 2,50 euro, invece, viene in parte versata all’Inps come contributo per il lavoratore e in parte all’Inail come assicurazione contro gli infortuni.


In questo modo il datore di lavoro, oltre ad agire nella legalità, beneficia anche di una copertura assicurativa Inail, al pari del lavoratore, il quale, oltre al compenso non soggetto a tassazione, beneficia anche del versamento dei contributi all’Inps che andranno ad alimentare la sua posizione contributiva e potranno essere usati in futuro per la pensione.


In questi ultimi anni il sistema si è esteso anche ad altre tipologie di lavoro e di possibili “lavoratori”. Non più solo i ragazzi con meno di 25 anni di età e non meno di 16, ma anche lavoratori part-time, pensionati, cassaintegrati, lavoratori extracomunitari, inoccupati, disoccupati.


Ogni lavoratore in un anno può ricevere buoni lavoro per un totale di 5.000 euro netti per singolo committente / datore, mentre i cassaintegrati possono cumulare complessivamente fino a 3.000 euro netti l’anno.


L’adozione di questo sistema, inoltre, ha fortemente contribuito a far emergere il lavoro nero e a diffondere la cultura della previdenza nel nostro paese.


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