Cessazione del rapporto di lavoro

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Le più frequenti forme di risoluzione o estinzione del rapporto di lavoro sono

  • Recesso del datore di lavoro ( licenziamento ) o per recesso del lavoratore (dimissioni)
  • Risoluzione consensuale per la quale è necessaria una esplicita volontà risolutiva
  • Scadenza del termine nei contratti a tempo determinato
  • Particolari circostanze specificatamente previste dalla legge, quali ad esempio
  • mancato ritorno in azienda del lavoratore dopo il servizio militare,
  • dopo il superamento del c.d. periodo di comporto (malattia)
  • Morte del lavoratore;

Per contro

  • la morte del datore di lavoro non sempre provoca la cessazione del rapporto di lavoro, che può continuare con i successivi titolari di impresa.
  • La dichiarazione di fallimento e l’inizio della procedura coatta amministrativa non comporta automaticamente la cessazione dell’attività dell’impresa, che potrebbe continuare a seguito di autorizzazione del giudice in capo al curatore fallimentare o al liquidatore.

LICENZIAMENTO DEL LAVORATORE

  • Le imprese che occupano alle loro dipendenze fino a 15 lavoratori o fino a 5 lavoratori se sono imprenditori agricoli, debbono, per i licenziamenti collegati a oggettive esigenze organizzative o produttive dell’azienda , comunicare per iscritto il licenziamento senza necessariamente indicarne i motivi, i quali possono essere richiesti dal lavoratore entro 15 giorni dalla comunicazione del licenziamento e la ditta entro 7 giorni è tenuta ad esplicitarli per iscritto

Le stesse aziende(cioè fino a di 15 dipendenti), di fronte ad un licenziamento illegittimo, sono assoggettate al regime sanzionatorio previsto dall' art.8 della legge n. 604 del 15 luglio 1966, come modificato dall' art. 2 della legge n.108/90:

  • riassunzione del lavoratore, licenziato senza giusta causa o giustificato motivo, entro 3 (tre) giorni o a scelta del datore,
  • il pagamento di una indennità (penalerisarcitoria) ragguagliata all’ultima retribuzione di fatto e di importo variabile da un minimo di 2,5 a un massimo di 14 mensilità retributive, a seconda delle dimensioni dell’azienda , dell’anzianità di servizio del comportamento e delle condizioni delle parti.
    In questo caso il rapporto di lavoro non viene ripristinato ex tunc per cui non esistono obblighi contributivi dal licenziamento alla riassunzione.
  • Le imprese che occupano alle proprie dipendenze più di 15 lavoratori o più di 5 se trattasi di imprenditori agricoli, debbono far precedere la contestazione dei fatti all’adozione del provvedimento di espulsione , nei licenziamenti disciplinari collegati a giustificati motivi soggettivi e per giusta causa;

A queste aziende si applica l' art. 18 della legge 300/1970 (STATUTO DEI LAVORATORI) marginalmente modificato con l' art. 1 della legge n. 108 /1990, che rappresenta una tutela della stabilità del posto di lavoro.

  • Il giudice allorquando ritenga il licenziamento non assistito da giusta causa o giustificato motivo, deve ordinare la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro senza la possibilità di una alternativa di tipo risarcitorio ovvero senza alcuna possibilità di monetizzare la stabilità del rapporto.
  • Oltre alla reintegrazione il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore , pari alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino alla effettiva reintegrazione (e comunque non inferiore a 5 mensilità di retribuzione ); in sostanza il datore di lavoro potrebbe non reintegrare effettivamente il lavoratore ingiustamente licenziato nel posto di lavoro , ma dovrà continuare a pagargli ininterrottamente una indennità pari alle retribuzioni correnti.

Solo il lavoratore potrà liberare il datore di lavoro dalla prosecuzione di tale obbligo risarcitorio chiedendo ai sensi della legge n. 108 /1990 una indennità pari a 15 mensilità .


La sentenza di reintegrazione comporta l’obbligo di pagare le contribuzioni previdenziali e assistenziali sulla retribuzione globale di fatto dal momento del licenziamento al momento dell’effettiva reintegrazione
Se il lavoratore, invece, non riprende servizio entro 30 giorni dall’invito del datore di lavoro, o entro 30 giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza , non richiede il pagamento dell’indennità sostitutiva del reintegro, il rapporto si intende risolto alla scadenza dei termini sopra indicati e i contributi sono dovuti fino a quella data.

  • Le imprese che occupano più di 15 lavoratori e che per riduzione o trasformazione di attività o lavoro intendano effettuare, nell’arco di 120 giorni , almeno 5 licenziamenti riconducibili ad esse, possono ricorrere al così detto "licenziamento collettivo per riduzione di personale". Queste forme vengono regolate per la prima volta dall' art. 24 della legge 223/1991.

Essi divengono lo strumento per risolvere i problemi di eccedenza definitiva della forza lavoro esuberante; infatti nel caso in cui l’impresa , autorizzata al trattamento straordinario di integrazione salariale (vedi CIGS), non è in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi , può avviare le procedure di mobilità.


LICENZIAMENTO INGIUSTO


(Circolare n.125/1992 )


Con la sentenza di reintegrazione (prevista dall’ art. 18 della legge 300/1970)è obbligatorio pagare i contributi previdenziali ed assistenziali sulla retribuzione globale di fatto dal momento del licenziamento al momento dell’effettiva reintegrazione.


Con la riassunzione (prevista dall’ art. 8 della legge 604/1966) il rapporto di lavoro non viene ripristinato ex tunc (cioè dal momento in cui esso si è interrotto per licenziamento ) per cui dal licenziamento alla riassunzione non esiste obbligo contributivo.


INDENNITÀ ESCLUSE DALL'IMPONIBILE


Le indennità' fino ad un massimo di 14 mensilità corrisposte al lavoratore nei casi previsti dall' art.8 della legge 15/7/1966, n. 604 - come riformulato dalla legge n.108/1990 - in cui risulti accertato che non ricorrono gli estremi della giusta causa o del giustificato motivo e non intervenga la riassunzione entro il termine di 3 giorni, sono esclusedall’imponibileprevidenziale( Circolare n. 263/1997 )


Le indennità liquidate dal giudice a titolo di risarcimento danno in caso di reintegrazione nel posto di lavoro per illegittimo licenziamento secondo quanto previsto dall’ art. 18   legge n.300/1970, modificato dall' art. 1, comma 5, della legge 11/5/1990, n.108, nonchè quelle pari a 15 mensilità spettanti al lavoratore in caso di rinuncia alla reintegrazione nel posto di lavoro disposta dal giudice, sono escluse dall’imponibileprevidenziale (Circolare n. 263/1997)


PREAVVISO


Nel caso di licenziamento per giustificato motivo il datore deve concedere al lavoratore un congruo periodo di preavviso, durante il quale il rapporto di lavoro continua a svolgersi regolarmente (nel licenziamento per giusta causa il preavviso non è dovuto).


Anche il lavoratore che si dimette deve concedere al datore di lavoro un congruo preavviso (nelle dimissioni sorrette da giusta causa il lavoratore è esonerato dall’obbligo del preavviso, anzi ha diritto alla indennità sostitutiva del preavviso, in quanto esse sono equiparate ad un licenziamento ingiustificato).


INDENNITÀ SOSTITUTIVA DEL PREAVVISO


L’indennità sostitutiva del preavviso è data in sostituzione del preavviso quando il rapporto di lavoro si interrompe immediatamente; per la sua definizione occorre fare riferimento alle norme del diritto del lavoro.


E’ equiparabile ai fini contributivi, le indennità corrisposte nei seguenti casi:

  • Recesso da parte del d.d.l. nel contratto a tempo indeterminato, anche se per raggiunti limiti di età del lavoratore ad eccezione dell’ipotesi in cui ricorre la giusta causa.
    Nelle dimissioni sorrette da giusta causa il lavoratore è esonerato dall’obbligo del preavviso, anzi ha diritto alla indennità sostitutiva del preavviso, in quanto esse sono equiparate ad un licenziamento ingiustificato)
  • Immediato licenziamento del lavoratore dimissionario
  • dimissioni della lavoratrice madre durante il periodo per cui è previsto il divieto del licenziamento;
  • morte del lavoratore (vedi Circolare n. 211/1992) : in caso di decesso l’indennità corrisposta è assoggettata a contributi e dal punto di vista contributivo, viene attribuita al mese di corresponsione ossia all’ultimo periodo di paga.
    Questo comporta che l'inclusione nell'imponibile di detta indennità', mentre determina l'aumento della retribuzione da prendere a base per l'erogazione delle prestazioni, non produce accrescimento nell'anzianità' contributiva del lavoratore".

L’indennità di preavviso viene calcolata in un numero di mensilità o di giorni stabilito dai contratti collettivi.


L'indennità' sostitutiva del preavviso è assoggetta a contribuzione previdenziali e assistenziali.


L'indennità' sostitutiva del preavviso deve essere aggiunta, ai fini del calcolo dei contributi, all'ultimo periodo di paga, ma attribuita, ai fini dell'accredito dei contributi assicurativi a favore del lavoratore, al periodo cui essa si riferisce (delibera Consiglio di Amministrazione Inps n. 63 del 4/5/1973 e circolare n. 170/90).


La scelta di corrispondere l’indennità di preavviso non produce l’anticipata risoluzione del rapporto di lavoro , che anzi resta giuridicamente attivo fino alla fine del periodo del preavviso, per cui tutto ciò che si verifica durante questo periodo , anche se non lavorato, produce i suoi effetti anche sullo stesso lavoratore.


DECADENZA


In materia di lavoro subordinato la decadenza trova una limitata diffusione.


Essa consiste in una determinazione tassativa della legge o dell’autonomia negoziale di un termine entro cui deve essere esercitato un diritto.


Le ipotesi più rilevanti di predeterminazione legislativa sono:

  • l’impugnazione del licenziamento , da effettuarsi entro 60 giorni dalla comunicazione (art. 6   L.604/1966 per i licenziamenti individuali; art. 5 L.223/1991 per i licenziamenti collettivi)
  • l’impugnazione delle rinunzie e transazioni invalide da proporsi entro 6 (sei) mesi (art. 2113 codice civile)
  • in materia previdenziale, l’azione giudiziaria è soggetta a decadenza se non viene esercitata (Circolare n. 165/1993) entro :
    • tre anni, per le controversie in materia pensionistica,
    • un anno, per le controversie in materia di prestazioni temporanee.

DECORRENZA DEL TERMINE


"Per le controversie in materia di trattamenti pensionistici l'azione giudiziaria puo' essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine di tre anni dalla data di comunicazione della decisione del ricorso pronunziata dai competenti Organi dell'Istituto o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronunzia della predetta decisione, ovvero dalla data di scadenza dei termini prescritti per l'esaurimento del procedimento amministrativo, computati a decorrere dalla data di presentazione della richiesta di prestazione". "Per le controversie in materia di prestazioni minori, l'azione giudiziaria puo' essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine di un anno dalle date di cui al precedente comma".


Le ipotesi di decadenza convenzionali contenute nei contratti collettivi e aziendali sono più ricorrenti ma vanno verificate in base alla previsione dell’ art. 2965 codice civile  – che recita " E’ nullo il patto con cui si stabiliscono termini di decadenza che rendono eccessivamente difficile a una delle parti l’esercizio del diritto".


NORME


CESSAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO
art. 2113 codice civile Codice Civile
Libro V – Del lavoro
Titolo II – Del lavoro nell’impresa
Capo I – Dell’impresa in generale
Sezione III – Del rapporto di lavoro
Par. 2 Dei diritti e degli obblighi delle parti
CC art. 2113. Rinunzie e transazioni.
art. 2965 codice civile Codice Civile
Libro VI - Della tutela dei diritti
Titolo V
Della prescrizione e della decadenza
Capo II
Della decadenza
art. 2965. Decadenze stabilite contrattualmente.
Legge 604/1966 Legge 15 luglio 1966, n. 604
(in Gazz. Uff., 6 agosto, n. 195). -
Norme sui licenziamenti individuali
Legge 300/1970 Legge 20 maggio 1970, n. 300
(in Gazz. Uff., 27 maggio, n. 131). -
Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento
Delibera Consiglio di Amministrazione Inps n. 63 del 4/5/1973  
Circolare n. 170/1990 Circolare n. 170 del 19 luglio 1990
Oggetto: Emolumenti corrisposti al lavoratore in occasione della cessazione del rapporto di lavoro. Assoggettamento a contribuzione.
Legge n.108/1990 Legge 11 maggio 1990, n. 108
(in Gazz. Uff., 11 maggio, n. 108). -
Disciplina dei licenziamenti individuali.
legge 223/1991 Legge 23 luglio 1991, n. 223
(in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff., 27 luglio, n. 175). -
Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro
Circolare n.125/1992 Circolare n. 125 del 11 maggio 1992
Oggetto: Legge 11 maggio 1990, n. 108 sui licenziamenti individuali. Riflessi in materia previdenziale.
Circolare n. 211/1992 Circolare n. 211 del 19 agosto 1992
Oggetto: Indennita' sostitutiva del preavviso ai superstiti del lavoratore. Assoggettabilità a contribuzione.
Circolare n. 165/1993 Circolare n. 165 del 15  luglio  1993
Oggetto: Articolo 4 del decreto legge 19  settembre 1992, n. 384, convertito dalla legge 14 novembre 1992, n. 438. Termine per  la  proposizione  dell'azione   giudiziaria   nelle controversie  in  materia  di  prestazioni.  Regolamento delle spese, competenze e onorari dei giudizi.
Circolare n. 263/1997 Circolare n. 263 del 24 dicembre 1997
Oggetto: 97-263. Unificazione delle basi imponibili fiscale e previdenziale.




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