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ASSEGNO DI MATERNITA' DEI COMUNI



Approfondimenti


Quota differenziale

Ad esempio, se l’importo complessivo dell’indennità corrisposta dall’Inps per il congedo di maternità è uguale ad euro 1.000 e l’importo dell’assegno è uguale ad euro 1.545,55, l’assegno spettante è pari alla differenza tra i due importi ossia uguale ad euro 545,55 (1.545,55 – 1.000 = 545,55).

 


Casi particolari

 

In tutti i seguenti casi l’assegno spetta sempre a condizione che il richiedente sia cittadino italiano, comunitario o extracomunitario in possesso della carta di soggiorno e residente in Italia.

  • Madre minore di età: l’assegno può essere richiesto dal padre maggiorenne residente in Italia, cittadino italiano, comunitario o non comunitario in possesso di carta di soggiorno o permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o carta di soggiorno per familiare di cittadino comunitario. L’assegno è concesso a condizione che: 1) il figlio è iscritto nella famiglia anagrafica del padre e comunque non è affidato ad altre persone; 2) la madre, al momento del parto, risulta regolarmente residente e soggiornante in Italia.
  • Madre e padre minorenni: l’assegno può essere richiesto dal genitore della madre, in nome e per conto della figlia minorenne regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato italiano al momento del parto. In mancanza del genitore, l’assegno può essere richiesto dal legale rappresentante della minorenne.
  • Decesso della madre (o della donna che ha ricevuto il minore in adozione o in affidamento preadottivo): l’assegno che sarebbe spettato alla madre può essere richiesto dal padre (o dal coniuge della donna adottiva/affidataria), regolarmente soggiornante e residente in Italia, se il figlio è iscritto nella famiglia anagrafica del padre e comunque non è affidato ad altre persone.
  • Abbandono del figlio da parte della madre o affidamento esclusivo al padre: l’assegno può essere richiesto esclusivamente dal padre residente in Italia, cittadino italiano comunitario o non comunitario in possesso di carta di soggiorno o permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o carta di soggiorno per familiare di cittadino comunitario. In tale caso: 1) il figlio dev’essere iscritto nella famiglia anagrafica del padre e comunque non affidato ad altre persone; 2) la madre, al momento del parto, deve risultare regolarmente residente e soggiornante in Italia.
  • Separazione legale tra i coniugi adottivi o affidatari: se l’assegno non è stato richiesto dalla madre adottiva o affidataria, può essere richiesto dall’adottante o dall’affidatario preadottivo residente in Italia, cittadino italiano comunitario o non comunitario in possesso di titolo di soggiorno (carta di soggiorno o permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o carta di soggiorno per familiare di cittadino comunitario) riguardo al momento dell’ingresso del minore nella sua famiglia anagrafica.
  • Adozione speciale di cui all’art.44, comma 3, legge 184/1983: l’assegno può essere richiesto dall’adottante non coniugato a condizione che il minore si trovi presso la sua famiglia anagrafica, sia soggetto alla sua potestà e comunque non in affidamento presso terzi.
  • Minore non riconosciuto o non riconoscibile dai genitori: l’assegno è richiesto dalla persona affidataria (in forza di un provvedimento del giudice) a condizione che il minore sia nella sua famiglia anagrafica.

 

Nucleo familiare

 

Il nucleo familiare da considerare ai fini dell’ISE è composto:
dal richiedente e dagli altri soggetti facenti parte della famiglia anagrafica incluso il figlio per il quale si richiede il beneficio;
dai soggetti non iscritti nella scheda anagrafica del richiedente ma considerati a carico di qualcuna delle persone di cui alla lett. a) ai fini del pagamento dell’IRPEF;
Ai fini dell’ISE deve essere dichiarato anche il coniuge non legalmente separato (ossia separato “di fatto”), anche se non iscritto nella stessa scheda anagrafica del richiedente. Il coniuge separato “di fatto” non deve essere dichiarato dal coniuge richiedente solo nelle seguenti situazioni eccezionali:
quando la diversa residenza è consentita in seguito a provvedimento temporaneo ed urgente dell’Autorità Giudiziaria (provvedimento in pendenza di procedimento di separazione);
quando il coniuge è stato escluso dalla potestà sui figli o è stato adottato un provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare;
quando sussiste abbandono del coniuge accertato in sede giurisdizionale o dalla pubblica autorità competente in materia di servizi sociali;
quando è stata proposta domanda di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio in seguito alla condanna passata in giudicato del coniuge per reati di particolare gravità.


Il reddito ed il patrimonio

 

I redditi ed i patrimoni che devono essere dichiarati sono quelli di tutti coloro che compongono il nucleo familiare al momento in cui si presenta la domanda.
In particolare devono essere dichiarati:
1. Il reddito complessivo indicato nell’ultima dichiarazione presentata ai fini delle imposte sul reddito delle persone fisiche, ovvero in caso di esonero dall’obbligo di presentazione della dichiarazione, il reddito imponibile ai fini Irpef risultante dall’ultima certificazione consegnata dai soggetti erogatori (ad esempio CUD). Se, al momento in cui deve essere presentata la dichiarazione sostitutiva unica, non si è potuto ancora produrre la dichiarazione dei redditi per l’anno corrente, né si è potuta acquisire la certificazione sostitutiva, bisognerà dichiarare il reddito indicato nella dichiarazione Irpef presentata o nella certificazione consegnata nell’anno precedente (che si riferiscono quindi al reddito relativo a due anni prima della presentazione della dichiarazione sostitutiva unica);
2. Il patrimonio (mobiliare ed immobiliare) posseduto al 31 dicembre dell’anno precedente la presentazione della dichiarazione.
Va considerato che:
nel calcolare la situazione economica si introducono maggiorazioni se nel nucleo sono presenti determinate fattispecie. Se, ad esempio, in presenza di figli minori, vi è un unico genitore nel nucleo familiare, o se entrambi i genitori hanno lavorato per almeno sei mesi nell’anno di produzione dei redditi dichiarati, al parametro di base della scala di equivalenza viene attribuita una maggiorazione dello 0,20. Se vi è un componente con handicap permanente, al parametro di base della scala di equivalenza viene attribuita una maggiorazione dello 0,50. Tali maggiorazioni, influenzando la riparametrazione del reddito di riferimento, hanno effetti positivi sulla concessione dell’assegno;
all’eventuale patrimonio mobiliare dichiarato viene sottratta una somma di euro 15.493,71 a titolo di franchigia. Dopo tale sottrazione, ai fini del calcolo finale, i patrimoni mobiliari e immobiliari dichiarati vengono presi in considerazione soltanto nella percentuale del 20% del valore complessivo dichiarato;
nel calcolo del patrimonio immobiliare si deve conteggiare il valore degli immobili posseduti dai componenti il nucleo familiare, compresa la casa di abitazione. In caso di un immobile gravato da mutuo, dal valore ai fini ICI dello stesso si detrae l’ammontare dell’eventuale debito residuo del mutuo gravante sull’immobile al 31 dicembre dell’anno precedente a quello di presentazione della domanda, fino a concorrenza del suo valore. Se il mutuo è contratto per l’acquisto della casa di abitazione, in alternativa alla detrazione suddetta, si deve detrarre, se più favorevole rispetto al mutuo residuo, il valore della casa di abitazione, nel limite massimo di euro 51645,69. Se il nucleo familiare vive in una casa in locazione, nella valutazione della situazione economica si detrae dal reddito della famiglia il valore del canone annuo di locazione, fino ad un ammontare massimo di euro 5164,57. La suddetta detrazione è applicabile soltanto alle famiglie in possesso di un contratto di locazione regolarmente registrato, restano esclusi, pertanto, ad esempio gli occupanti di abitazioni senza titolo (ad esempio, gli abusivi) ed i nuclei familiari che risiedono in abitazioni a titolo gratuito.

 


ISE

 

Per l’anno 2009,il valore dell’ISE da non superare è pari ad Euro 32.222,66 annui con riferimento ai nuclei familiari composti da tre persone. Per nuclei familiari con diversa composizione o per i quali debbono applicarsi le maggiorazioni, tale somma è riparametrata secondo i criteri fissati dall’allegato A del decreto 452/2000 come modificato dal decreto 337/2001.

 


Ingresso in famiglia

 

In caso di adozione o affidamento preadottivo il termine di sei mesi decorre dalla data di ingresso del minore nella famiglia anagrafica della donna che lo riceve in adozione o in affidamento. Nell’ipotesi di affidamento preadottivo, qualora il minore non possa essere iscritto nella famiglia anagrafica dell’affidatario a causa di particolari misure di cautela stabilite nei suoi confronti dal giudice, all’ingresso del minore nella famiglia anagrafica è equiparato l’inizio della coabitazione del minore con il soggetto affidatario sulla base di quanto risulta dagli atti relativi alla procedura di affidamento preadottivo. Nell’ipotesi di adottante non coniugato la domanda va presentata entro il termine di sei mesi dall’ingresso in famiglia del minore.

 


Comune di residenza


Nel caso in cui l’assegno venga richiesto da un soggetto diverso dalla madre (padre, coniuge della donna adottiva o affidataria, unico affidatario), la domanda deve essere presentata al Comune di residenza del richiedente entro il termine di sei mesi dalla scadenza del termine concesso alla madre cioè entro un anno dalla nascita (o dalla data di ingresso del minore nella famiglia anagrafica della donna che lo ha ricevuto in adozione o in affidamento).
In caso di decesso della madre, la domanda deve essere presentata al Comune di residenza della persona deceduta; in tale caso la domanda può essere presentata anche durante il termine concesso alla madre (cioè durante i sei mesi dalla nascita) quando sia documentato il decesso o risulti il diritto esclusivo del padre.

 

 

Autocertificazione
(artt. 46 e ss. del D.P.R. 445/2000)

E’ una dichiarazione che il cittadino, nei casi consentiti dalla legge e sotto la propria responsabilità, può presentare alla pubblica amministrazione, in sostituzione delle normali certificazioni, per comprovare determinati stati, qualità personali e fatti (dichiarazione sostitutiva di certificazione: es. data e luogo di nascita, cittadinanza, residenza, stato di famiglia, nascita del figlio, e così via).
Le autocertificazioni possono essere utilizzate anche per comprovare stati, qualità personali o fatti, che siano a diretta conoscenza dell’interessato o che riguardino altre persone, purché vi sia interesse del dichiarante (dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà).
Le autocertificazioni sono sottoscritte dal dichiarante in presenza del dipendente addetto oppure sottoscritte e presentate unitamente a copia semplice del documento di identità del sottoscrittore.
Le amministrazioni sono tenute a controllare la veridicità delle autocertificazioni poiché, in caso di dichiarazioni false, il dichiarante è soggetto a sanzioni di carattere penale e amministrativo.
Per le prestazioni economiche concesse dall’Inps, gli interessati hanno facoltà di utilizzare le autocertificazioni che sono state predisposte nei diversi moduli di domanda.

 

 


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