Abrogazione sanzioni amministrative

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APPROFONDIMENTO GIURIDICO ABROGAZIONE DELLE SANZIONI AMMINISTRATIVE


Sulla materia la Corte di Cassazione si è pronunciata con la sentenza n° 7542 del 22 maggio 2002 che ha così statuito: "In materia di illeciti amministrativi, l'adozione del principio di legalità, di irretroattività e di divieto di applicazione dell'analogia, risultante dall'art. 1 della legge n. 689 del 1981, comporta l'assoggettamento della condotta considerata alla legge del tempo del suo verificarsi, con conseguente inapplicabilità della disciplina posteriore più favorevole; pertanto l'art. 116 dodicesimo comma della legge n. 388 del 2000, che ha abolito tutte le sanzioni amministrative relative a violazioni in materia di previdenza e assistenza obbligatoria, non opera retroattivamente…;
Tuttavia, poiché la norma fa riferimento non alle condotte, ma alla manifestazione della "potestas puniendi" della Pubblica Autorità, risultano rimosse le sanzioni amministrative relative ad infrazioni contestate dopo l'entrata in vigore della nuova legge ed è a tale momento, coincidente con l'emanazione dell'ordinanza - ingiunzione, che deve farsi riferimento per risolvere il problema dell'ambito temporale di applicabilità della nuova normativa". (Circ. 191/2002)


Altresì lo stesso Ministero del Lavoro e della Previdenza, con circolare n° 12 del 2001, si era già pronunciato nel senso della irretroattività della norma, anche in considerazione del principio giurisprudenziale secondo cui la regola della abrogazione retroattiva in bonam partem è riferibile solo alle disposizioni penali.


Tenuto conto che la sentenza de qua dà rilevanza alla data di emissione dell'ordinanza-ingiunzione, se questa è stata emessa dopo l'entrata in vigore della Legge 388/2000, è da considerarsi inefficace.
Pertanto, non dovranno essere più emesse ordinanze-ingiunzizone per periodi contributivi successivi all'entrata in vigore della norma, ma anche per periodi contributivi anteriori.
Le ordinanze non passate in giudicato dovranno essere revocate d'ufficio e, qualora sia pendente un giudizio di opposizione, lo stesso dovrà essere abbandonato.




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