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Congedo di paternità: il rapporto Save the Children

Il 59% dei padri che ne usufruiscono vive al Nord, ampie le differenze per contratto, tipo di impiego e territorio.

Pubblicazione: 16 marzo 2026

In occasione della Festa del papà, i dati INPS elaborati da Save the Children confermano che nel 2024 l’utilizzo del congedo di paternità risulta stabile: oltre il 64% dei padri lavoratori dipendenti ha usufruito della misura. Dopo anni di crescita, l’aumento sembra essersi attenuato, segno di una pratica ormai diffusa ma non ancora uniforme nel Paese.

Il profilo dei beneficiari è piuttosto definito: la maggior parte dei padri ha tra i 35 e i 44 anni, un impiego stabile e a tempo pieno. La fruizione resta concentrata al Nord, dove vive il 59% dei padri che utilizzano il congedo (107.273). Al Centro risiede il 19% dei fruitori e al Sud il 22%.

Incidono anche fattori contrattuali e professionali: i lavoratori full time utilizzano mediamente quasi due giorni in più rispetto ai part time, i dipendenti a tempo indeterminato fruiscono di mezza giornata in più rispetto ai tempi determinati, mentre impiegati e dirigenti ricorrono al congedo più dei lavoratori manuali.

La distribuzione territoriale conferma differenze significative: nel Nord-Est e nel Nord-Ovest si registrano più giorni medi fruiti rispetto al Centro, mentre Sud e Isole mostrano una fruizione più bassa. Le regioni con il maggior numero di padri che usufruiscono del congedo sono Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna al Nord, Lazio e Toscana al Centro, Campania, Puglia e Sicilia nel Mezzogiorno.

Nel complesso, sono 181.777 i padri che nel 2024 hanno utilizzato il congedo di paternità. Una cifra significativa, ma che invita a riflettere sulle condizioni che ancora rendono disomogeneo l’accesso a uno strumento fondamentale per il benessere dei bambini e per avanzare verso una più equa ripartizione del lavoro di cura.

Comunicato stampa