Discorso conclusivo del Presidente Inps Tito Boeri

"L’Inps è lo stato sociale italiano. Non c’è altro paese in Europa, l’Europa sociale, in cui un solo Istituto gestisca l’insieme dei trasferimenti alle famiglie e delle forme di assicurazione sociale, dalla culla, anzi da ancor prima della nascita, alla tomba. La rappresentazione grafica del bilancio dell’Inps che abbiamo voluto proporvi questo pomeriggio visualizza l’ampiezza e al tempo stesso la complessità delle attività portate avanti dall’istituto. I giovani, che dopo 15 anni abbiamo cominciato ad accogliere nell’istituto, l’ho potuto toccare con mano incontrandoli nei giorni scorsi, condividono già con tutti noi l’orgoglio di appartenere a una istituzione così importante. Condividono anche il senso di responsabilità di chi sa che da ciò che fa o non fa dipende il benessere di molte famiglie, spesso di quelle maggiormente vulnerabili. Sanno che dovranno mettere pienamente a frutto le loro competenze per minimizzare gli errori, per riuscire a fornire sempre meglio protezione sociale ai più deboli.

Fornire protezione sociale è un’operazione complessa. Bisogna prima di tutto colmare i vuoti lasciati da leggi largamente incomplete predisponendo circolari applicative in grado di tradurre in pratica gli obiettivi del legislatore, poi ingegnerizzare le procedure e costruire programmi informatici per l’erogazione e il monitoraggio delle prestazioni, infine istruire gli operatori che operano sul territorio e prevedere controlli periodici per verificare che le condizioni di accesso siano sempre presenti in coerenza con quanto stabilito dalla legge. Vuol dire anche e soprattutto informare i potenziali beneficiari sui loro diritti, sui pro e i contro di certe prestazioni. Oggi ci troviamo in una situazione paradossale e senza precedenti. A pochi giorni dalla data ultima per l’approvazione della Legge di Bilancio prima che scatti l’esercizio provvisorio, dopo mesi in cui sono state annunciate e confermate a parole riforme estremamente ambiziose del nostro stato sociale, non sappiamo ancora nulla su cosa accadrà alle pensioni degli italiani e cosa ne sarà del reddito di cittadinanza nel 2019. Ci auguriamo che si giunga finalmente a delle decisioni e che queste siano improntate alla massima trasparenza dato che avremo poco tempo per spiegare il tutto ai potenziali beneficiari. Ad esempio, parlare di requisiti pensionistici con 38 anni di contributi e 62 di età e poi imporre finestre semestrali significa in realtà avere requisiti a “quota 101” perché ci saranno 6 mesi in più di età e 6 mesi in più di contributi.

Quest’anno abbiamo celebrato in tutta Italia i nostri 120 anni affiancando l’Inps a pezzi di storia italiana, dalla ricostruzione postbellica all’emancipazione femminile, abbiamo portato l’Inps nelle scuole, nelle università e nelle aziende. Vorrei qui ringraziare la tecnostruttura, a partire dal Direttore Generale per arrivare al dott. Conte e all’ing. Moschetti, per avere organizzato una cosi fitta ed estesa serie di eventi in tutta Italia. E’ un modo per rivendicare la nostra identità assieme a quella nazionale. Vede, cara DG, abbiamo spesso avuto modo di riflettere in questi anni e ancora più nelle ultime settimane sul bene dell’Inps e su quello del Paese. Lei crede, me lo ha detto più volte, che “io faccia bene a pensare al bene del Paese”, mi ha anche confessato di essere “idealmente al mio fianco in queste battaglie”, ma ritiene che “sia giusto pensare innanzitutto al bene dell’Inps”. Mi permetta con la solita franchezza e grande stima reciproca che da sempre caratterizza le nostre interazioni di dissentire in modo aperto e convinto con questa sua affermazione. Il bene del paese è il bene dell’Inps. Non ci può essere stato sociale che funziona in un paese che va alla deriva. Sarebbe troppo forte il fardello che portiamo sulle nostre spalle. Siamo troppo importanti per vivere in splendido isolamento.

Al tempo stesso proprio perché siamo stato sociale dobbiamo difendere coi denti l’autonomia dell’istituto. E’ un’autonomia fondata sulla legge e incarnata nello stesso processo di selezione del Presidente dell’istituto con procedure molto simili, a partire dal coinvolgimento delle commissioni parlamentari, a quelle seguite per la nomina dei vertici delle autorità indipendenti. Questa autonomia è poi legittimata dal fatto che l’istituto si occupa di rapporti fra generazioni, è costretto ad avere orizzonti molto più lunghi di quelli della vita, spesso breve in Italia, di un governo. Ed è forse l’unico ambito in cui si ha una visione d’insieme delle misure di protezione sociale in Italia, ancora troppo parcellizzate in una miriade di interventi spesso tra di loro contraddittori.

La nostra indipendenza di giudizio è un bene per tutto il paese. Grazie alla professionalità dei nostri statistici e attuari, grazie alla credibilità del nostro centro studi che si avvale, col programma VisitINPS, di ricercatori che vengono dalle migliori università del mondo, grazie al lavoro fatto costantemente per manutenere le nostre banche dati, le valutazioni dell’Inps sono diventate fondamentali per decisioni di politica economica che riguardano milioni di italiani. Le 100 e più valutazioni compiute in questa sessione di bilancio (e non abbiamo ancora finito!) ne sono la testimonianza. Forti saranno sempre le pressioni per modificare le valutazioni rendendo le previsioni sui costi di certe norme compatibili coi vincoli di bilancio. A queste pressioni non dobbiamo cedere come non abbiamo ceduto di un millimetro negli ultimi mesi di fronte ad attacchi anche molto diretti e pesanti. L’autonomia del coordinamento statistico attuariale e del nostro centro studi va tutelata. Non possono certo essere ambiti soggetti allo spoils system.

Oltre ad avere orizzonti lunghi, abbiamo per fortuna anche una memoria lunga. I 120 anni di storia alle nostre spalle sono densi di lezioni. Alcune le abbiamo già internalizzate nel nostro agire quotidiano. Altre le dobbiamo ancora capire. Il significato dell’operazione digitalizzazione degli archivi storici che abbiamo avviato con il generoso contributo di Banca d’Italia e il supporto del Ministero dei Beni Culturali è anche nel permetterci di meglio imparare da ciò che l’istituto ha fatto in tutti questi anni, dai successi quanto dagli errori. Vogliamo colmare un vuoto di informazioni sulla distribuzione dei salari e dei redditi, dunque sull’efficacia delle politiche sociali, dalla fine del XIX secolo alla prima indagine sui bilanci e la ricchezza delle famiglie di Banca d’Italia. Saranno i ricercatori che studieranno la gran mole di informazione contenuta negli archivi ad aiutarci a capire il passato per meglio gestire il presente. Ne abbiamo già avuto una dimostrazione nelle tre relazioni di questo pomeriggio.

Come discusso nell’ultima sessione, abbiamo in questi anni fatto grandi passi in avanti sul piano della trasparenza e del contrasto alla corruzione in un istituto che intermedia metà del bilancio dello Stato e che gestisce gare che valgono anche miliardi di euro. Abbiamo fatto una scelta di accentramento degli acquisti e di aggregazione delle esigenze di approvvigionamento per impedire il ripetersi nel nostro istituto di fenomeni come la polverizzazione degli appalti con conseguente moltiplicarsi di assegnazioni dirette e la scarsa trasparenza delle procedure negoziali che avevano purtroppo caratterizzato passate gestioni. Ci siamo in queste innovazioni giovati della fattiva e costante collaborazione con l’ANAC. Voglio qui ringraziare il Presidente Cantone non solo per il suo messaggio di saluto pieno di contenuti e di indicazioni per il lavoro che ci attende, ma anche per aver capito l’importanza dell’Inps e aver messo a disposizione dell’istituto le competenze di un’authority, come l’ANAC, che svolge una mole impressionante di attività con risorse limitate.

Questa mattina abbiamo voluto premiare le eccellenze dell’istituto, persone che coi loro progetti hanno migliorato il nostro modo di assecondare le esigenze dei cittadini che si rivolgono a noi. Innovazioni per lo più nate sul territorio che ci permettono, ad esempio, di assistere i senza fissa dimora e di dare maggiori punti di riferimento ai percettori di NASPI. E’ stato un riconoscimento all’innovazione fondata sulle competenze e alla propensione a prendere l’iniziativa. La Pubblica Amministrazione ha un grande bisogno di persone, come Lucia Cannizzaro, Donatella Contessa, Patrizia De Franco, Angela Del Giudice, Giuseppe Guarnone, Sebastiano Marra, Luigi Pallotta, Michele Pasquale, Rossella Pellegrino, Vittoria Maria Sidari e Danilo Vecellio, che si prendano responsabilità e abbiano spirito di iniziativa. Il loro esempio serva per scoraggiare a tutti i livelli l’inerzia e la fuga dalle responsabilità.

Io vorrei qui valorizzare un’altra virtù essenziale per chi svolge un servizio pubblico, anteporre il bene comune ai propri interessi individuali. L’Inps abbonda di persone che vivono il loro lavoro come una missione al servizio dei più deboli e dedicano a questa impresa, in modo del tutto disinteressato, molto di più di quanto possa esser loro contrattualmente richiesto. Alcuni vanno addirittura contro i loro stessi interessi pur di contribuire a migliorare il modo con cui l’istituto svolge la sua funzione. Sono queste persone che devono essere valorizzate. Perché non sfrutteranno mai la loro posizione di potere per interessi individuali.

Vi voglio proporre due esempi di cosa intendo per spirito di abnegazione da servitore dello Stato. Il primo esempio è dato dai nostri colleghi di Scampia, dove siamo rimasti l’ultimo presidio dello Stato, ad eccezione delle forze dell’ordine, in un territorio molto difficile. Si trovano in sei a gestire un insieme di casi umani difficili, con costanti problemi di sicurezza, e hanno voluto fermamente restare li a presidiare il territorio. Voglio, a questo proposito, ringraziare il Capo della Polizia, Gabrielli che oggi ha con noi sottoscritto una convenzione per la sorveglianza davanti alle nostre sedi e ci hanno onorato della sua presenza. Col loro essere presenti tutti i giorni, le nostre colleghe e i nostri colleghi dicono alla cittadinanza tutti i giorni che c’è un’amministrazione pubblica che sta dalla loro parte, che vuole occuparsi dei loro problemi.

Il secondo esempio è a noi molto più vicino. Come sapete, in questi quattro anni mi sono battuto per ridurre il numero dei dirigenti dell’istituto, che all’inizio della mia presidenza erano la semplice sommatoria dei dirigenti degli enti disciolti e dell’Inps prima dell’unificazione, e per ampliare il numero di funzionari, cercando di reclutare nuove leve potenzialmente in grado di fornire consulenza a 360 gradi su tutte le attività dell’istituto. Meno posizioni apicali significa più rischio di estromissione per chi non ha ancora posizioni consolidate soprattutto in vista di un possibile cambio di governance. I nuovi vertici possono, infatti, voler cambiare i dirigenti di prima fascia dell’istituto. Luciano Busacca, direttore centrale Segreteria Unica Tecnico Normativa è un dirigente particolarmente a rischio perché non ha ancora raggiunto i tre anni di anzianità nella posizione. Aveva perciò tutto da guadagnare nel prevedere che uno dei miei ultimi atti, Il Piano sul Fabbisogno di Personale, contemplasse un numero di posizioni apicali superiore a quello degli attuali dirigenti di prima fascia in servizio. Eppure ha capito e condiviso la mia scelta di allineare il numero di posizioni che si richiede di finanziare e che rientrano in dotazione organica, al numero ottimale di direzioni previsto dal nostro Ordinamento dei Servizi. E mi ha spronato ad essere fino in fondo coerente con le scelte fatte nella riorganizzazione dell’istituto. Anche a costo di mettere in pericolo la sua posizione di dirigente di prima fascia dell’istituto, che ha onorato ancor prima di assumere quella posizione con un impegno …. 24 ore su 24. E’ la luce sempre accesa sulla Cristoforo Colombo.

Con l’aiuto dell’OIV stiamo rivedendo il sistema incentivante, per valorizzare la performance individuale oltre che quella collettiva. Abbiamo reso più rapide e al tempo stesso più trasparenti e meritocratiche le procedure di assunzione e di selezione delle figure apicali. E poi in un’organizzazione con un baricentro sempre più spostato sul territorio c’è la disciplina imposta dall’avere a che fare tutti i giorni con persone che hanno domande complesse e chiedono risposte precise in tempi brevi. Tutto questo mi da grande fiducia nella capacità dell’istituto di reggere alle sfide che lo attendono, nella sua capacità di migliorare ed essere ancora più efficiente. Apriremo presto un ufficio a Bruxelles rafforzando la nostra cooperazione con gli altri istituti di sicurezza sociale europei, oggi qui rappresentati da Arnaud Emeriaud. Perché l’Inps ha sempre promosso, nell’interesse di tutti i lavoratori, la piena portabilità dei diritti previdenziali e sociali.

Sono perciò convinto che i prossimi 120 anni dell’Inps lo vedranno ancora protagonista nel sostenere e rendere socialmente sostenibile la crescita del nostro Paese. Sono felice di avere contribuito al 3% di questa lunga storia. I miei quattro anni all’Inps sono stati (sin qui) un’esperienza molto arricchente non solo sul piano professionale, ma anche su quello umano. Mi ero posto l’obiettivo di conoscervi tutti. Purtroppo una serie di eventi mi ha impedito di girare tra le sedi come avrei voluto e non so se riuscirò prima della fine del mio mandato a stringere la mano a tutti voi. Temo proprio di non farcela. Ma vi abbraccio tutti virtualmente per quello che mi avete dato in questi anni. E vi auguro un Buon Natale e un 2019 sereno e pieno di soddisfazioni per voi e le vostre famiglie".

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