INPS Comunica

 

Nella sala Mancini della Direzione generale dell’Inps si è tenuto nella mattinata del 25 gennaio il convegno conclusivo del progetto europeo SSE-MOVE. I partner del progetto, coordinato dall’Inps, sono stati accolti al loro arrivo dai vertici dell’Istituto e dal Coordinatore generale statistico-attuariale, Antonietta Mundo. Un breve incontro con la delegazione dei Paesi partner, accompagnati da una rappresentante della Commissione, ha preceduto l’inizio dei lavori.

Il progetto è partito nel novembre 2011, con l’intento di analizzare l’effettiva portabilità dei benefici previdenziali nei diversi Paesi dell’Unione, con particolare riferimento alle problematiche sociali dei Paesi dell’est entrati a far parte più recentemente dell’UE, coinvolti nel progetto coordinato dall’Inps (Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria).


L’attività di ricerca, cofinanziata dalla Direzione Generale per l’Occupazione, gli Affari Sociali e l’Inclusione della Commissione Europea, ha portato all’identificazione dei principali ostacoli alla libera circolazione dei lavoratori e delle loro famiglie, presentati in un agile rapporto.

 

Aprendo i lavori della conferenza di presentazione dei risultati il Presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, ha salutato e ringraziato gli esperti che hanno permesso la realizzazione dell’ambizioso progetto, ricordando come l’Italia, storicamente Paese di lavoratori migranti, abbia il dovere morale di salvaguardare oggi i diritti di coloro che soggiornano nel suo territorio e che scelgono di cercare occupazione in altri Paesi UE per migliorare la loro condizione socio-economica, anche favorendone l’integrazione sociale e culturale.

 

Di seguito Giuseppe Ciccarone, Presidente della Fondazione G. Brodolini e Preside della Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma, ha illustrato il ruolo di coordinamento scientifico che la Fondazione ha avuto nei lavori e ne ha illustrato la mission, indicandone altresì le principali caratteristiche organizzative.

 

Antonietta Mundo, Responsabile del Coordinamento generale statistico attuariale dell’Inps, ha esposto alcuni punti qualificanti del progetto, quali lo sviluppo di un data base comune e di un modello di microsimulazione, per tracciare i possibili modelli di coperture previdenziali di lavoratori migranti. Ad illustrare più ampiamente il lavoro svolto è poi intervenuto Michele Raitano, ricercatore della Fondazione Brodolini e professore di Economia presso La Sapienza.

Dopo la pausa di metà mattinata, si è svolta la tavola rotonda moderata da Michele Faioli, ricercatore della Fondazione Brodolini. Per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali era presente Natale Forlani, Direttore generale dell’Immigrazione, che ha posto l’accento su particolari aspetti dei flussi migratori che si sono registrati in questi anni e dei flussi economici da un Paese all’altro, connessi con lo spostamento di migliaia di persone. Sono poi intervenuti ad illustrare le criticità dei propri sistemi previdenziali i rappresentanti dei Paesi partner del progetto. Tra essi Zbigniew DerduziuK, Presidente Zus, Istituto per la previdenza sociale polacco, Jòzsef Mèszàros, Direttore generale Onyf, Istituto per la Previdenza sociale ungherese, Jtka Kanopaskoxva, Responsabile Coordinamento Ue Relazioni Internazionali, Claudio Roman dell’Università di Timisoara.


Nel suo intervento conclusivo il Direttore generale, Mauro Nori, ha espresso l’auspicio che progetti come questo aiutino concretamente i decisori politici a migliorare la vita di tanti milioni di lavoratori, costretti, soprattutto in questo particolare momento storico, a spostarsi dai Paesi di origine alla ricerca di prospettive migliori.

 

 

Principali risultati derivanti dall’esercizio di simulazione sulle biografie dei lavoratori


Sintesi della relazione di Michele Raitano, ricercatore Fondazione Brodolini

 

Michele Raitano ha presentato, entrando nel merito, i risultati delle micro-simulazioni condotte nell’ambito del progetto SSE-MOVE, progetto che analizza, in particolare, gli spostamenti per motivi di lavoro dalla Repubblica Ceca, dall’Ungheria, dalla Polonia e dalla Romania verso l’Italia di cittadini, i quali successivamente decidono di rientrare nel loro paese di origine o di stabilirsi in Italia.

Nel suo intervento Raitano si è soffermato innanzitutto sull’aspetto della convenienza economica di queste scelte, analizzandone, attraverso complesse simulazioni, gli effetti sul piano della tutela dei diritti previdenziali.

Per poter misurare in concreto le prestazioni previdenziali attese dai lavoratori migranti, che svolgono la loro carriera lavorativa sia nel proprio paese che in Italia, ha spiegato Raitano, si sono presi in considerazione i seguenti casi:

  • lavoratori che hanno iniziato a lavorare nel 2000 all’età di 25 anni;
  • lavoratori che sono sempre occupati nel paese di origine ricevendo un salario medio;
  • avoratori che non ottengono pensioni anticipate, ma esclusivamente pensioni di vecchiaia.

Per le simulazioni sui diversi casi sono stati utilizzati dati macroeconomici su salari, pensioni e inflazione basati sulle stime elaborate dagli organismi dell’Unione Europea.

Relativamente alla carriera lavorativa svolta in Italia, sono stati formulati 5 possibili scenari:

  • lavoratore subordinato che guadagna il 75% del salario medio italiano e non incorre mai in periodi di disoccupazione;
  • lavoratore autonomo che versa la contribuzione minima;
  • lavoratore subordinato che guadagna il 75% del salario medio italiano ma incorre in frequenti periodi di disoccupazione o inattività (senza contribuzione figurativa) ovvero rimane inattivo un anno su cinque;
  • lavoratore subordinato che guadagna il 40% del salario medio italiano (part-time), ma incorre in frequenti periodi di disoccupazione o inattività (senza contribuzione figurativa) ovvero rimane inattivo un anno su cinque;
  • lavoratore subordinato che guadagna il 40% del salario medio italiano (part-time) e non incorre mai in periodi di disoccupazione.

Va sottolineato che i diversi percorsi di carriera ipotizzati differiscono per il numero di anni trascorsi nel Paese di origine e in Italia.
Per il calcolo delle prestazioni pensionistiche dei lavoratori migranti, le simulazioni hanno dovuto tenere conto anche delle differenze tra le legislazioni di sicurezza sociale dei paesi coinvolti, a partire dall’età pensionabile. Così, ad esempio, si è ipotizzato che nel 2040 in Italia la pensione di vecchiaia sarà concessa all’età di 69 anni, mentre in Polonia si otterrà a 65 anni. Lo stesso dicasi per il meccanismo di calcolo, differente tra i vari paesi: retributivo in Ungheria e Repubblica Ceca, misto in Romania, contributivo in Italia e Polonia (anche se tra i due Paesi permangono differenze rilevanti, dato che in Polonia l’aliquota contributiva è pari al 19% circa, contro il 33% italiano, e il rendimento delle pensioni è legato sia all’andamento della massa salariale sia alla contrattazione). Un ulteriore variabile è rappresentata poi dalla maturazione dei requisiti minimi per la pensione. Occorre cioè considerare se il periodo di lavoro svolto nel paese di origine consente di maturare il requisito contributivo per la pensione oppure no, poiché la pensione indipendente può essere più vantaggiosa rispetto al calcolo pro-rata (ossia accertando il diritto alla pensione sommando i periodi di lavoro svolti nei vari paesi e determinando l'importo in proporzione ai periodi assicurativi maturati in ciascun paese).

Dopo aver mostrato le tabelle contenenti gli importi stimati delle prestazioni pensionistiche in relazione ai vari scenari ipotizzati, Raitano ha riassunto le conclusioni delle micro-simulazioni.

 

La variabile cruciale è rappresentata dall’esito della vita lavorativa attesa in Italia.

 

Le ragioni economiche che spingono a migrare, infatti, dipendono dal guadagno lavorativo che il cittadino si aspetta di ottenere. Tale guadagno non rappresenta soltanto un vantaggio immediato ma influirà anche sull’importo dei benefici pensionistici futuri del lavoratore migrante.

Pertanto, ha concluso Raitano, per quei paesi il cui salario medio non è troppo distante da quello Italiano, la convenienza allo spostamento dipende fortemente dall’esito della carriera lavorativa in Italia. Fa eccezione la Romania, dove la grande differenza rispetto ai salari medi italiani implica che, anche qualora il lavoratore abbia una carriera non positiva in Italia, la sua pensione risulti più alta rispetto a quella di un lavoratore che decide di rimanere sempre in Romania.

 

 

Documentazione Ufficio Stampa

Fotogallery dell’evento - 25 gennaio 2013

Contributi accreditati, senza onere a carico del lavoratore, per periodi in cui l’interessato è costretto a interrompere l’attività lavorativa per diversi motivi (gravidanza, malattia, disoccupazione). Sono utili sia per raggiungere il diritto a pensione sia per aumentare l'importo della stessa.

Registrati al MyINPS
per aggiungere questo contenuto all'elenco dei tuoi interessi.

Contributi accreditati, senza onere a carico del lavoratore, per periodi in cui l’interessato è costretto a interrompere l’attività lavorativa per diversi motivi (gravidanza, malattia, disoccupazione). Sono utili sia per raggiungere il diritto a pensione sia per aumentare l'importo della stessa.

Registrati al MyINPS
per aggiungere questo contenuto all'elenco dei tuoi interessi.
  1. Percorso di navigazione

    Le voci indicano la posizione della pagina nell'alberatura del portale, permettendo la navigazione veloce a ritroso.

  2. Il menu di sezione

    In quest'area sono presenti le principali voci della sezione. Il simbolo "+" indica la presenza di sottosezioni. Con un clic su una voce puoi accedere al contenuto.

  3. I pulsanti di servizio SALVA e STAMPA

    Con i due pulsanti puoi scegliere di salvare il contenuto in formato PDF o stamparlo direttamente.

  4. Filtrare i risultati

    In quest'area è possibile scegliere la modalità di visualizzazione delle notizie (griglia o lista) e filtrare i risultati tramite una ricerca libera inserendo parole chiave o periodo di pubblicazione negli appositi campi.