Giornata di Primavera al Principe di Piemonte

Il fondo per l’ambiente italiano
Il Fondo per l’Ambiente Italiano è una Fondazione riconosciuta come persona giuridica dalla Presidenza della Repubblica ed è attiva, a livello nazionale, fin dal 1975. Ha come scopo esclusivo l’educazione e l’istruzione della collettività alla difesa dell’ambiente e del patrimonio artistico e monumentale ed opera a tutto campo per la difesa e la valorizzazione del patrimonio culturale e naturalistico italiano.

Il Convitto di Anagni, la sua chiesa e le opere d’arte
Il Convitto “Principe di Piemonte” di Anagni è da 80 anni un punto di riferimento per la crescita e la formazione dei giovani ed oggi è frequentato da bambine e bambini di scuola elementare, ragazze e ragazzi di scuola media e superiore, studentesse e studenti universitari.

Nell’ambito del patrimonio dell’Inpdap esso costituisce un autentico “gioiello”. Costruito tra il 1927 e il 1930, è composto da una serie di edifici tra essi collegati in stretta funzionalità di utilizzo e, riportando le parole del prof. Michele Rak (che ha curato il volume sui capolavori della chiesa di San Pietro in vineis), “….progettato con un mix tra la struttura multi livellare di un paesino medievale….e gli spazi aerei e aperti ideati dal funzionalismo europeo”.

Edificato sull’area di un antico monastero medievale e intorno ad una chiesa del sec. XII (San Pietro in vineis), il Convitto comprende in sé la chiesa e custodisce pregevoli dipinti murali risalenti al periodo che va dalla seconda metà del sec. XIII alla prima metà del sec. XV.

Tra questi, è di straordinario interesse una sequenza di affreschi che raffigura la passione e la morte del Cristo, presente sulla parete di una stanza sovrastante la chiesa e un tempo adibita a “coro” delle suore clarisse, che all’epoca abitavano nel monastero.

Il “Ciclo pittorico della Chiesa di S. Pietro in vineis” viene brevemente illustrato dalla Prof.ssa Arch. Flavia Colonna – esponente della sezione provinciale di Frosinone del F.A.I.:

“Intorno alla metà del XII secolo sorse, appena fuori le mura urbane della città di Anagni, un monastero appartenente all’Ordine delle Clarisse, che sopravvisse fino alla metà del '500.

Le alterne vicende che portarono al degrado e poi alla rovina del complesso conventuale si conclusero nel 1926, quando l’architetto Alberto Calza Bini ricevette l’incarico di progettare, sull’area dell’antico convento, un convitto destinato agli orfani degli impiegati Inadel (oggi, Inpdap – Convitto Principe di Piemonte).

Immagine affresco

Nella complessa e articolata soluzione compositiva l’architetto romano scelse di mantenere, integrandola nella progettazione, l’antica chiesa di S. Pietro in vineis (nome derivante dalla presenza di vigneti che circondavano il convento), in cui aveva rilevato la presenza di un interessante, seppur rovinato, pavimento cosmatesco e, in un ambiente posto sopra la navata di destra, quella di preziosi affreschi. Fu dunque alla sensibilità artistica di questo architetto della “Scuola romana”, formatosi accanto a personalità quali Gustavo Giovannoni e Marcello Piacentini, e alla sua personale esperienza maturata nel campo del restauro architettonico (un esempio significativo è costituito dal restauro del teatro di Marcello a Roma – dal 1926 al 1933 – che eseguì in collaborazione con l’architetto Paolo Fidenzoni) che dobbiamo la sopravvivenza di questo interessante ciclo pittorico.

I tredici affreschi che si estendono per una lunghezza di dodici metri riguardano: la Passione, la Resurrezione e la Seconda Venuta di Cristo; la Stigmatizzazione di S. Francesco; la rappresentazione dei santi Aurelia, Scolastica e Benedetto.

Il ciclo pittorico, di artista ignoto, è sovrapposto ad un precedente affresco raffigurante un motivo di arcate stilizzate che gira tutto intorno all’ambiente e che si conclude, superiormente, con una sorta di fregio e, inferiormente, con un delicato “velarium” decorato con piccole figure geometriche. Su questo ciclo pittorico poggiano altri affreschi, attribuibili ad artisti del XV secolo.

Immagine affresco

Forse da questo vano le suore potevano, per mezzo di feritoie realizzate nello spessore del confinante muro della Chiesa, seguire, senza essere viste, così come imponeva il loro ordine religioso, la celebrazione delle messe.
Gli affreschi furono senza dubbio eseguiti per una comunità francescana; ne costituisce esempio la Stigmatizzazione, evento di cui è resa partecipe la comunità dei Francescani e il corrispondente ordine femminile delle Clarisse (Francesco non riceve le stigmate da solo, ma appare accanto a S. Chiara ed altri membri dei rispettivi ordini).
Sono inoltre rappresentate due figure, probabilmente i committenti. La figura maschile è, dalla recente storiografia, identificata in Papa Alessandro IV (1254-1261).
L’esecuzione degli affreschi è da far risalire con molta probabilità al 1255, anno in cui Chiara fu canonizzata – proprio nel duomo di Anagni – da Papa Alessandro IV.
Nel 1256 la chiesa di S. Pietro in vineis, appartenente al patrimonio del duomo di Anagni, fu, su iniziativa dello stesso Pontefice, donata alle Clarisse.

E’ interessante notare come proprio a questa data risalga il ciclo pittorico esistente nella Cattedrale della stessa Anagni.

L’eccezionale livello artistico degli affreschi di S. Pietro in vineis, recentemente restaurati su iniziativa dell’Inpdap e dalla Banca di Credito Cooperativo di Anagni (nella stessa chiesa sono presenti altri pregevoli affreschi, sicuramente più antichi, che attendono un restauro), consente di ampliare le conoscenze in merito al primo periodo dell’arte figurativa appartenente agli ordini francescano e clarissiano, all’utilizzo della tecnica pittorica dell’affresco, nonché all’approfondimento delle modalità artistico – espressive legate al periodo antecedente l’arte giottesca.”

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