Fondi pensione privati: impariamo dal confronto

Uno studio appena pubblicato, realizzato dalla Commissione europea per la protezione sociale (SPC, Social Protection Committee), conferma la tendenza verso un crescente ricorso ai fondi pensione gestiti privatamente, ma pone anche in evidenza la necessità di coperture integrative e livelli di pensione adeguati. Lo studio, intitolato per l’appunto “Il sistema delle pensioni gestite privatamente e il suo contributo all’adeguatezza e alla sostenibilità delle pensioni”, individua notevoli differenze di copertura e contribuzione tra i paesi dell’Unione, corrispondenti alla diversità dei sistemi posti in essere. L’analisi vuole incentivare i paesi dell’Ue a imparare dalla comparazione tra le diverse esperienze nazionali, in linea con il “metodo di coordinamento aperto”: il sistema europeo basato su obiettivi comuni e sullo scambio dei dati e delle migliori prassi (best practice).

La ricerca rivela che in molti dei paesi membri si è progettato di incrementare, nel corso delle prossime decadi, i fondi statutari, in termini sia di copertura sia di contribuzione per i redditi pensionistici. Si prevede che lo sviluppo di tali montanti fornirà un incremento dei redditi da pensione, tale da raggiungere il 10% del tasso di sostituzione in Svezia, circa il 20% in Italia, il 25% in Ungheria e tra il 20% e il 50% del tasso di sostituzione complessivo in Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia e Slovacchia. Più in generale, lo studio conferma quanto già documentato in quello del 2005: da una parte il trend verso un ruolo crescente delle pensioni private nei sistemi pensionistici degli Stati membri dell’Unione e, dall’altra, la previsione secondo cui in quasi tutti gli Stati, il sistema pensionistico pubblico a ripartizione (cioè quello basato sull’utilizzo dei contributi versati annualmente dai lavoratori per finanziare le prestazioni pensionistiche correnti) continuerà a essere la principale fonte di finanziamento dei redditi pensionistici, soprattutto per i pensionati meno abbienti.

La ricerca sottolinea come sia troppo presto per tirare conclusioni sull’impatto dei cambiamenti in corso, da valutare nel contesto delle rispettive riforme pensionistiche viste nel loro complesso. Lo studio dell’Spc conclude ribadendo l’impegno della Commissione nel continuare a monitorare l’evoluzione dello sviluppo delle pensioni private, in relazione all’adeguatezza e alla sostenibilità, rivolgendo particolare attenzione ai tassi di povertà futuri, alla distribuzione del reddito tra la popolazione più anziana e alla situazione di quella femminile.

Nell’ambito del metodo di coordinamento aperto, la preparazione dei rapporti 2008 sulle strategie pensionistiche nazionali viene vista come un’opportunità da non perdere per riferire sul ruolo che i piani pensionistici privati rivestono nei sistemi pensionistici complessivi e per esaminare se le politiche correnti possono essere considerate appropriate. In conclusione, la Commissione per la protezione sociale auspica che i rapporti sulle strategie nazionali e i dibattiti politici nazionali sul ruolo delle pensioni private tengano nel debito conto variabili quali l’accesso, la copertura, le contribuzioni e la loro consistenza, secondo quanto indicato nelle “Note guida” recentemente adottate dalla stessa Commissione.


Dicembre 2008
 
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