Relazione EPSCO 2008 – Occupazione: le riforme producono i primi effetti

Le riforme dei sistemi di protezione sociale e le strategie di inclusione, attuate nel corso degli ultimi anni dagli stati membri dell’Ue secondo i dettami della strategia di Lisbona, hanno iniziato a produrre i primi effetti, contribuendo all’aumento della crescita e dell’occupazione. È quanto emerge dalla relazione congiunta per il 2008 presentata dall’Epsco (Consiglio per l’occupazione, la politica sociale, la salute e i consumatori) all'ultimo Consiglio europeo, tenutosi a Bruxelles il 13 e 14 marzo.

Tra gli effetti positivi è stato posto in particolare evidenza il calo della disoccupazione di lunga durata. L’attuale tasso di occupazione dei lavoratori anziani dell’Ue è pari a circa il 44% e in nove paesi ha già raggiunto il 50%, percentuale fissata a Lisbona come obiettivo per il 2010. Ancora elevato rimane il cosiddetto "divario di genere", sebbene mostri una tendenza a diminuire: per le lavoratrici anziane il tasso di occupazione è del 34,8%, contro il 52,6% degli uomini.

Più in generale, dalla relazione dell’Epsco emerge che le misure attive di inclusione, le riforme dei regimi previdenziali e del mercato del lavoro hanno incentivato l’occupazione. Ciò viene considerato solo un incoraggiante inizio di quello che dovrà dimostrarsi un percorso virtuoso intrapreso da tutti gli Stati membri. Tenuto conto del miglioramento dello stato di salute delle persone e delle aspettative di vita, vengono auspicate riforme e modernizzazione del regimi previdenziali in grado di promuovere il prolungamento della vita attiva, riducendo i programmi di pensionamento anticipato e creando forme più flessibili di pensionamento, accompagnate da una libera accessibilità dei lavoratori anziani al mercato del lavoro. Strategia che non può perdere di vista l’adeguatezza futura e la sostenibilità finanziaria, economica e sociale delle riforme stesse. A tale riguardo, un ruolo sempre più rilevante verrà giocato dai fondi pensione, una forma previdenziale che implica un’attenta valutazione e una conseguente regolamentazione della ripartizione dei rischi tra i beneficiari, le amministrazioni centrali, le imprese promotrici e i fondi stessi: “Con il maggior peso dei regimi pensionistici a capitalizzazione – si legge nella relazione –, va definito chiaramente il ruolo dello Stato, il che presuppone la definizione di condizioni di versamento, la previsione di un controllo appropriato, l’informazione del pubblico e la conoscenza dei meccanismi finanziari”.

Un’attenzione permanente alle dinamiche in essere nei sistemi previdenziali è determinante per la coesione sociale dei paesi dell'Unione, anche in considerazione del fatto che il 16% circa dei cittadini dell’Ue è esposta al rischio di povertà legata al reddito. Sono 78 milioni di individui che per gran parte alternano periodi a bassa retribuzione a periodi senza retribuzione. A pagarne le conseguenze sono in particolare i bambini: non a caso il rischio di povertà infantile interessa il 19% dell’infanzia europea e il 10% dei bambini vive in famiglie in cui nessuno lavora.


23 Aprile 2008

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