Gli stakeholder protagonisti

“In sintesi, cosa vuol dire trasparenza: trans parere, far apparire, lasciar vedere, lasciar conoscere come mezzo anche per far partecipare i cittadini, consentirne la verifica e rendere la pubblica amministrazione una casa di vetro in cui i cittadini possono vedere come si formano gli elementi necessari per determinare le scelte e quali sono le ragioni e le giustificazioni di un determinato provvedimento amministrativo. Trasparenza è, quindi, un mezzo per indurre i cittadini ad intervenire e a partecipare, partecipare vuol dire non separare con barriere e schermi la gestione della res pubblica dai cittadini, ma riavvicinarli alla cosa pubblica”.

Sono parole tratte dalla relazione con cui il Consigliere del Civ Sebastiano Callipo – Coordinatore della Commissione Programmazione Strategica, Linee di indirizzo e vigilanza – ha introdotto i lavori del convegno “Piano della trasparenza – Il Civ incontra gli stakeholder”, organizzato dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inpdap, in stretta collaborazione con la D.C. Comunicazione.

Concetti, quelli espressi dal Consigliere Callipo, che individuano il cuore pulsante della pubblica amministrazione del terzo millennio, la direttrice principale che dovrebbe ispirarne le scelte strategiche.

Come sottolineato dal Presidente Paolo Crescimbeni, epigoni del “nuovo verbo”, introdotto dal dlgs n. 150/2009, sono due strumenti di cui l’Istituto ha voluto munirsi per tempo: il “Programma triennale per la Trasparenza e l’Integrità” e “Il Piano della Performance”. Rovesci della stessa medaglia, che secondo quanto ribadito dal Direttore generale Massimo Pianese “devono essere vissuti, non come meri adempimenti formali, bensì come sostanziali risposte ad esigenze reali del Paese”.

Risposte che saranno tanto più adeguate, quanto più profonda e partecipata sarà l’assimilazione dello spirito della riforma promossa nella pubblica amministrazione. “È necessario che al controllo istituzionale, centralistico e autoreferenziale, che caratterizzava il vecchio modello di apparato burocratico – ha spiegato Sonia Lucignani, Direttore generale della D.C. Comunicazione –, subentri l’attuazione di un controllo sociale diffuso in grado di garantire la creazione di valore a favore dei cittadini”. Valore creato sulla base di tre elementi fondanti: la condivisione dei principi sottesi a tutte le attività dell’Inpdap grazie all’adozione di un’apposita “Carta dei valori”; l’esercizio della facoltà di controllo da parte della collettività, da un lato con riferimento alla “Carta dei servizi” e dall’altro, grazie a un processo di vera e propria rendicontazione sociale posto in essere dall’Istituto; infine, il coinvolgimento attivo delle parti interessate (stakeholder engagement) “in una posizione di reciproca responsabilità, di condivisione di informazioni e di impegno continuo nella risoluzione dei problemi”. A tal fine, sono stati programmati due Giornate annuali della Trasparenza, una Relazione annuale della Performance – a partire dal 2012 – e un piano di coinvolgimento con modalità idonee a favorire le verifiche da parte degli stakeholder, anche utilizzando la rete delle Sedi territoriali.

Gli stakeholder, presenti numerosi all’incontro – Rappresentanti dei Patronati, delle Federazioni Sindacali Confederali e di categoria, del Pubblico impiego e dei Pensionati –, hanno confermato l’impegno a partecipare in modo attivo, sia a livello territoriale che centrale, al Piano della trasparenza che sarà elaborato e presentato con il prossimo bilancio preventivo dell’Ente. Nei rispettivi interventi è stato anche evidenziato come un confronto serrato e costruttivo, imperniato sull’importante funzione di raccordo svolta dai patronati, sortirebbe, nell’interesse di tutti, il benefico effetto di decongestionare un sempre più ingombrante volume di contenzioso.

Il grado di sistematicità e fluidità raggiunto dalla “reciprocità” è e dovrà essere la migliore e più attinente delle verifiche possibili circa il lavoro effettuato e gli strumenti concepiti per attuare a pieno trasparenza e accessibilità. Non a caso è la questione su cui il Presidente del Civ, Carlo Borio, ha voluto focalizzare il proprio intervento: “I protocolli, le intese, le petizioni di principio, gli stessi strumenti messi in campo per attuare la trasparenza nella PA e in particolare nel nostro Istituto, prendono vita ed espletano gli effetti auspicati solo a condizione che il destinatario sia messo realmente in condizione di utilizzarli e di trasformarsi in un pungolo puntuale e permanente nei confronti dell’amministrazione”. A tale scopo, l’accessibilità totale alle informazioni, nonché la preventivata reingegnerizzazione e ottimizzazione del sito istituzionale sono sicuramente passaggi necessari, ma non sufficienti. “A monte di qualsiasi finalità comunicativa c’è il linguaggio – ha incalzato il Presidente Borio –. Tanto per fare un esempio, gran parte delle circolari sono scarsamente comprensibili, poiché redatte in un burocratese buono a lasciare indefinita l’individuazione delle responsabilità, ma ben poco funzionale a processi incentrati su principi di trasparenza e condivisione. Un linguaggio chiaro, 'decriptato’, è il presupposto imprescindibile per raggiungere un soddisfacente livello di controllo sociale”.

In un celebre trattato pubblicato due secoli e mezzo fa si legge: “Vi sono mille idee impossibili da tradurre nel linguaggio del popolo”. L’autore è Jean–Jacques Rousseau; il titolo è “Il contratto sociale”.

Roma, 18 febbraio 2011

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