Pubblici dipendenti e previdenza complementare

Il 30 giugno scade il termine per la scelta sulla destinazione del Tfr per circa 11 milioni di dipendenti delle aziende private. I pubblici dipendenti sono per ora per lo più spettatori, ma l´attesa può tradursi in tempo utile a capire meglio come sta cambiando il rapporto tra lavoro, previdenza obbligatoria e previdenza complementare, e a fare una scelta pi consapevole quando sarà il momento.

La previdenza complementare mi riguarda?

Non c´è da farsi molte illusioni: in futuro le pensioni saranno più basse e il fatto di essere un dipendente pubblico non garantirà una tutela speciale, quindi a tutti servirà una seconda fonte di reddito pensionistica. In questo senso la previdenza complementare rappresenta una risposta.

L´esperienza dei dipendenti del settore privato, che in questi giorni decidono cosa fare del loro Tfr, può essere preziosa: i dati dicono che dove c´è informazione (ad esempio nelle grandi imprese, dove i sindacati sono più presenti), il trend delle adesioni ai fondi pensione è in forte crescita; dove questa informazione non è disponibile, la previdenza complementare stenta a decollare.

Di quali informazioni ho bisogno?

Innanzi tutto occorre sapere su quale somma si potrà contare al momento della pensione. Da parte loro banche e istituti assicurativi stanno pubblicizzando il cosiddetto check–up previdenziale. I dipendenti pubblici invece possono richiedere informazioni presso le sedi Inpdap, gli enti e le amministrazioni di appartenenza, i patronati. Con questi dati alla mano sarà possibile capire se vale la pena aderire a un fondo pensione, e studiare il tipo di investimento più adatto a coprire le necessità future.

Dove vanno i miei soldi?

Le forme di investimento a titolo previdenziale non nascono certo con le recenti riforme pensionistiche. Quello che c´è di nuovo oggi sono i fondi pensione chiusi (o negoziali), quelli nati cioè da contratti o accordi collettivi (tra aziende, sindacati e istituti finanziari) e destinati a categorie di lavoratori specifici, e le altre forme pensionistiche complementari di tipo individuale (fondi aperti e piani individuali di previdenza gestiti mediante polizze vita). I lavoratori non sono, cos, costretti a doversi districare da soli nella scelta degli strumenti finanziari necessari per costruire il proprio risparmio previdenziale ma possono contare sulla forza contrattuale e sulla competenza delle forme pensionistiche complementari, e dei fondi pensione in particolare, per la gestione dei propri piani pensionistici integrativi. Analizzando, infatti, il paniere degli investimenti dei fondi chiusi un dato salta subito agli occhi: l´87% dei titoli ha il rating più alto (AAA), ovvero si tratta di obbligazioni a rischio praticamente nullo. Inoltre le forme pensionistiche complementari sono sottoposte a un sistema di controllo e garanzie che li mette al riparo da rischi di crack finanziari.

Finanza etica: un futuro per i fondi pensione?

I fondi pensione italiani cominciano a seguire la tendenza generale dei mercati, che stanno premiando soluzioni di Investimento Socialmente Responsabile (Isr). Si tratta di investimenti che privilegiano le aziende in cui si applicano codici etici di comportamento: sono aziende che valorizzano il capitale intellettuale, la crescita professionale, la tutela della salute, la sicurezza e la dignità di ogni singolo lavoratore, curano la protezione dell´ambiente, la qualità delle prestazioni e si occupano di cooperazione e sviluppo internazionale.

Non si tratta solo di "fare del bene": indici finanziari alla mano, le obbligazioni Isr hanno avuto performance pari alle obbligazioni convenzionali e la trasparenza delle analisi ha dato loro credibilità anche agli occhi degli investitori più scettici. Senza contare che queste forme di investimento nei tempi lunghi possono rivelarsi più stabili di altre.

I fondi per i dipendenti pubblici oggi

Al momento l´unico fondo negoziale nazionale attivo e specifico per il pubblico impiego è Espero, destinato ai dipendenti statali del comparto scuola, che in pochi mesi di attività può contare oltre 75.000 iscritti su 1.200.000 lavoratori. Laborfonds e Fopadiva sono invece fondi territoriali (rispettivamente per il Trentino Alto–Adige/Sudtirol e la Valle d´Aosta) ai quali possono aderire anche dipendenti pubblici. È in via di definizione, poi, il fondo per enti locali e sanità. In ogni caso tutte le forme pensionistiche complementari sono soggette alle stesse regole di trasparenza. Un meccanismo, quindi, che tutela e rassicura i lavoratori rispetto a una novità, anche culturale per l´Italia, quella dell´investimento previdenziale.

La previdenza complementare nel pubblico impiego: una fotografia

Di prestazione previdenziale attesa, di sicurezza e affidabilità dei fondi pensione negoziali e di quanto sia essenziale dare subito a tutti i lavoratori gli strumenti per costruire oggi un domani sereno, si è parlato di recente in un convegno Inpdap nel quale il Consiglio di indirizzo e vigilanza ha presentato il Secondo rapporto sulla previdenza complementare. Il Primo rapporto risale al 2003. Si tratta quindi di un nuovo appuntamento che testimonia la sensibilità e l´impegno dell´Istituto a supportare con dati, analisi ed esperienze la riflessione sul tema della previdenza complementare.

La complessità del quadro normativo, l´inevitabile ingresso di forme di lavoro atipiche anche nel settore pubblico, alcune esperienze già decollate (Espero e gli altri fondi), l´interesse suscitato da nuove forme di finanza etica e gli indirizzi della legislazione europea sono alcuni degli aspetti fotografati dal Rapporto. Ancora una volta l´Inpdap si propone come osservatorio privilegiato per mettere in luce progressi e limiti di un percorso che deve comunque portare a un sistema previdenziale equo, sostenibile e aperto a tutti.

 

Trattamento di fine rapporto: somma che il datore di lavoro deve corrispondere al proprio dipendente alla cessazione del rapporto, corrispondente alla sommatoria delle quote di retribuzione accantonate e rivalutate annualmente.

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