Lavoro Pubblico e Previdenza Complementare

 Agli inizi di ottobre di questo anno Governo e Confederazioni Sindacali hanno sottoscritto un documento in tema di pensioni.


Si tratta di un decalogo essenziale: due pagine, nove paragrafi e dieci punti finali che indicano un tracciato tutto da sostanziare in interventi affidati alla concertazione per i primi mesi del 2007.


Il memorandum d'intesa riguarda "obiettivi e linee di una revisione del sistema previdenziale", viene previsto anche il decollo della previdenza integrativa per tutti i lavoratori.
Il dibattito e gli atti di governo delle settimane successive hanno effettivamente fatto registrare passi importanti in quella direzione, anche se non ancora per l'ambito più generale del lavoro pubblico dipendente, per il quale, al momento, le regole restano immutate in materia di previdenza complementare.


E tuttavia tutto lascia ritenere che il quadro complessivo del sistema di sicurezza sociale del nostro Paese è destinato a modificarsi rapidamente verso risultati di maggiore equilibrio e coerenza.


Il dato di partenza tiene conto, ovviamente, delle riforme avviate a partire dagli anni novanta, che hanno introdotto i primi meccanismi in grado di assicurare la sostenibilità finanziaria nel lungo periodo e adottato quel sistema di tipo contributivo, incentrato su un primo pilastro pubblico a ripartizione e su un secondo pilastro a capitalizzazione che ora si vuole estendere e potenziare.


Sotto questo profilo, l'attenzione e l'azione dell'Inpdap sono state fin qui indirizzate a evidenziare i principali aspetti del sistema portante della legge 335/95 che stabilisce l'uniformità del trattamento previdenziale per tutti i soggetti entrati nel mondo del lavoro a partire dal 1 gennaio 1996.


Vale a dire:

  • computo della pensione mediante il sistema contributivo (accantonamenti dei contributi da rivalutare);
  • estensione del trattamento di fine rapporto (accantonamenti da rivalutare) dal settore privato a quello pubblico, ai fini dell'attuazione delle forme e dei piani pensionistici complementari anche in questo settore.

In uno scenario cos configurato, il legislatore ha previsto per l'Inpdap un ruolo cruciale, individuando sia compiti che affiancano le attività proprie dei datori di lavoro (le Pubbliche Amministrazioni) sia competenze definibili "di supporto" ai Fondi Pensione.


L'Inpdap intende valorizzare il collegamento funzionale fra pensione complementare e pensione obbligatoria, sviluppando politiche a sostegno dei Fondi per contenere i costi di gestione, nell'interesse esclusivo dei lavoratori iscritti.


Più concretamente, si può affermare che l'esperienza già realizzata dall'Inpdap con i Fondi "Espero", "Laborfonds" e "Fopadiva" ha consentito di potenziare sul campo competenze professionali qualificate.

 

Questa "prima prova" sta anche dimostrando che le adesioni alla previdenza integrativa crescono quando è possibile fornire ai lavoratori: da un lato, una rappresentazione esauriente degli effetti già intervenuti con le riforme sulla pensione obbligatoria; dall'altro, una chiara informazione sulle opportunità della pensione complementare.


Perciò, anche su questo sito, l'Istituto è impegnato a fornire periodicamente informazioni aggiornate in tema di previdenza complementare.

 

 
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