Ingresso dei familiari

Data: 23/09/2016

Il cittadino dell'Unione e i suoi familiari (di cittadinanza dell'Unione) hanno diritto di soggiornare nel territorio nazionale per un periodo non superiore a tre mesi senza alcuna condizione o formalità, salvo il possesso di un documento d'identità valido per l'espatrio secondo la legislazione dello Stato di cui hanno la cittadinanza.

 

I familiari con cittadinanza NON dell'Unione devono essere in possesso di passaporto e in regola con le modalità di ingresso (visto d'ingresso se previsto).


FAMILIARI TITOLARI DEL DIRITTO

I familiari a cui è riconosciuto il diritto di soggiorno in Italia sono i seguenti:

  1. il coniuge
  2. i figli, propri o del coniuge, di età inferiore a 21 anni o a carico
  3. gli ascendenti in linea retta, a carico, proprio o del coniuge (genitori, nonni, bisnonni)
  4. il partner con cui il cittadino comunitario abbia una relazione stabile, certificata dallo Stato di appartenenza del cittadino
  5. ogni altro familiare che nel Paese di provenienza sia convivente o a carico del cittadino Ue o che necessiti di essere assistito da quest'ultimo per gravi motivi di salute.

 

REQUISITI PER SOGGIORNI INFERIORI A 3 MESI

  • i familiari stranieri devono essere in possesso di un passaporto valido e del visto d'ingresso (a meno che il loro Paese non abbia accordi con l'Italia che prevedano l'esenzione dal visto).
    Se sono già in possesso della "carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell'Unione" non hanno l'obbligo del visto.
  • i familiari comunitari devono essere in possesso di un documento d'identità valido per l'espatrio rilasciato dal proprio Paese.

Durante i primi tre mesi di soggiorno, il cittadino UE e i suoi familiari non godono del diritto a prestazioni d'assistenza sociale.


REQUISITI PER SOGGIORNI SUPERIORI A 3 MESI

Se comunitari, devono iscriversi – entro 3 mesi dall’ingresso in Italia - all’anagrafe del Comune di residenza.

 

Se stranieri, devono richiedere alla Questura – entro 3 mesi dall’ingresso in Italia – il rilascio della 'carta di soggiorno di familiare di cittadino UE’, avente la validità di 5 anni.


La carta di soggiorno è valida 5 anni dal momento del rilascio ed è possibile assentarsi temporaneamente dal territorio italiano, ma fino ad un massimo di 6 mesi l’anno. Sono ammesse assenze fino a 12 mesi consecutivi solo in caso di assolvimento di obblighi militari o per rilevanti motivi documentabili (malattia, gravidanza o trasferte per lavoro).


DIRITTO DI SOGGIORNO PERMANENETE

Dopo cinque anni di permanenza continuativa, i familiari del cittadino comunitario, qualunque sia la loro cittadinanza, acquisiscono il diritto di soggiorno permanente. Il calcolo dei 5 anni parte dalla data d’inizio di validità del titolo di soggiorno (permesso o carta) già posseduto dall’interessato.


Il familiare comunitario deve presentare la richiesta di soggiorno permanente direttamente al Comune di residenza che, entro 30 giorni, rilascerà la relativa attestazione.


Il familiare straniero, prima della scadenza della "carta di soggiorno di familiare di cittadino UE", deve richiedere presso la Questura la "carta di soggiorno permanente per familiare di cittadino Ue".


Risultano utili ai fini del raggiungimento del requisito dei 5 anni di permanenza, le assenze dal territorio nazionale:

  • che non superano complessivamente 6 mesi l'anno.
  • di durata superiore per l'assolvimento degli obblighi militari.
  • fino a 12 mesi consecutivi per motivi rilevanti (gravidanza e maternità, malattia grave, studi o formazione professionale, distacco per motivi di lavoro in un altro Stato Ue o extraUe).

Le assenze dal territorio nazionale di durata superiore a 2 anni consecutivi comportano, invece, la perdita del diritto di soggiorno permanente.


Nei casi in cui il cittadino Ue - lavoratore subordinato o autonomo - acquisisca il diritto di soggiorno permanente prima del raggiungimento dei 5 anni di residenza anche i familiari, qualunque sia la loro cittadinanza e che soggiornano con lui, godono di tale diritto.


I familiari, comunitari o stranieri, del cittadino UE residente in Italia, possono svolgere qualsiasi attività lavorativa (autonoma o subordinata) – escluse quelle che la legge riserva ai cittadini italiani.


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