Ingresso e soggiorno in Italia per lavoratori comunitari

L'articolo 18 del Trattato istruttivo della Comunità europea stabilisce il diritto di libera circolazione dei cittadini comunitari.

La normativa di riferimento per il soggiorno dei comunitari in Italia è costituita dal decreto legislativo 6 febbraio 2007 n. 30 (attuazione della direttiva CE n. 38/2004 relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri), entrato in vigore il 11 aprile 2007.

Ogni cittadino di uno stato membro dell'Unione europea è dunque automaticamente cittadino dell'Unione. Da questa condizione deriva l'applicabilità del regime della libera circolazione e del soggiorno previsto dalla normativa comunitaria.

La libera circolazione delle persone si applica anche ai cittadini degli stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo (Islanda, Liechtenstein, Norvegia) e ai cittadini della Confederazione elvetica.

Ingresso in Italia

Ogni cittadino o cittadina comunitario/a ha il diritto di entrare in Italia senza alcuna formalità: è sufficiente che sia in possesso di un passaporto o di una carta d'identità valida per l'espatrio secondo la legislazione dello stato di cui ha la cittadinanza.

Soggiorno inferiore a tre mesi

Tutti i cittadini comunitati possono liberamente soggiornare fino a tre mesi in Italia senza alcuna formalità, indipendentemente da qualsiasi requisito di reddito o di lavoro. Tale diritto si estende ai loro familiari.

Durante i primi tre mesi di soggiorno, il cittadino dell'UE può svolgere un'attività lavorativa, autonoma e subordinata, senza aver bisogno, in questo caso, di ottenere un'autorizzazione al lavoro poiché gode della parità di trattamento rispetto ai cittadini italiani. Ha inoltre il diritto di ottenere l'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Durante tale periodo, nel caso non svolga alcuna attività lavorativa, il cittadino comunitario e i suoi familiari non hanno diritto a prestazioni di assistenza sociale e nemmeno all'iscrizione al SSN. In mancanza di un'assicurazione, il pagamento della prestazione è richiesto direttamente all'assistito.

Soggiorno superiore a tre mesi

Trascorsi tre mesi dall'ingresso, ha diritto di soggiornare in Italia per un periodo superiore a tre mesi il cittadino comunitario se:

  • ha un lavoro dipendente o autonomo in Italia;
  • ha ottenuto l'iscrizione presso un istituto d'istruzione pubblico o privato per seguire un corso di studi o di formazione professionale, purché in possesso di un'assicurazione sanitaria e di mezzi tali da non richiedere misure di assistenza sociale;
  • possiede risorse sufficienti per sé e per i suoi familiari e ha un'assicurazione sanitaria completa in Italia.

In questo periodo (soggiorno superiore a tre mesi), i cittadini comunitari e i loro familiari hanno l'obbligo di iscriversi all'Anagrafe del comune di residenza. Per l'iscrizione sono richiesti copia di un documento di identità del paese di origine valido per l'espatrio o del passaporto, codice fiscale italiano e la documentazione di attestazione dell'attività lavorativa esercitata (contratto di lavoro).

Concluso il procedimento di iscrizione, al cittadino verrà rilasciata dal comune di residenza una attestazione di soggiorno che sostituisce la "vecchia" carta di soggiorno.

Diritto di soggiorno permanente

Il cittadino dell'Unione europea che soggiorna in Italia in via continuativa per cinque anni acquisisce il diritto di soggiorno permanente nel rispetto delle condizioni previste dalla legge. Il riconoscimento di tale diritto permette al cittadino comunitario e i suoi familiari di fermarsi in Italia, anche quando i requisiti di reddito e di lavoro vengono meno.

La continuità del soggiorno non viene interrotta da:

  • assenze che non superino complessivamente sei mesi l'anno;
  • assenze di durata superiore a sei mesi per l'assolvimento di obblighi militari;
  • assenze fino a 12 mesi consecutivi per motivi rilevanti, quali la gravidanza e la maternità, malattia grave, studi o formazione professionale o distacco per motivi di lavoro in un altro stato membro o in un paese terzo.

Il diritto di soggiorno permanente si perde a seguito di assenze dal territorio nazionale di durata superiore a due anni consecutivi.

Lavoratori stagionali

Coloro che vogliono rimanere in Italia solo per il periodo di svolgimento di un'attività lavorativa stagionale possono chiedere di essere iscritti nello schedario dell'anagrafe della popolazione temporanea. In questi casi viene rilasciata un'attestazione di iscrizione temporanea di validità pari a un anno.

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