Bonus fiscale di 80 euro: dettagli

Il decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale) all'articolo 1 ha riconosciuto, a partire da maggio 2014 e fino a dicembre 2014, un credito IRPEF di 640 euro complessivi ai titolari di reddito da lavoro dipendente e di alcuni redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente, la cui imposta lorda determinata su detti redditi sia di ammontare superiore alle detrazioni da lavoro spettanti.

Tale misura è stata poi confermata dalla legge di stabilità 2015 (articolo 1, commi 12-13 e 15, legge 23 dicembre 2014, n. 190) che ha reso strutturale il Bonus fiscale a partire dal 2015 riconoscendo, agli aventi diritto, un importo complessivo pari, nella sua misura massima, a 960 euro annuali.

Tale credito, che non concorre alla formazione del reddito, è ripartito tra le retribuzioni erogate successivamente alla data di entrata in vigore.

La normativa prevede che il credito sia riconosciuto in via automatica da parte dei sostituti di imposta, senza attendere la richiesta esplicita da parte dei potenziali beneficiari ove ne sussistano i requisiti (tipo di reddito, sussistenza di IRPEF a debito in seguito alle detrazioni da lavoro dipendente, limiti di reddito).

Viceversa, gli assicurati sono tenuti a comunicare al sostituto d'imposta di non avere i presupposti per il riconoscimento del beneficio. La comunicazione della rinuncia al Bonus 80 euro avviene attraverso il servizio online presente nel Fascicolo previdenziale del cittadino

Requisiti soggettivi+

La norma è volta a concedere un credito a coloro che percepiscono redditi di lavoro dipendente, di cui all'articolo 49, commi 1-2, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), oppure redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui all'articolo 50, comma 1 del TUIR, appartenenti alle seguenti categorie:

  • compensi percepiti dai lavoratori soci delle cooperative;
  • indennità e compensi percepiti a carico di terzi dai lavoratori dipendenti per incarichi svolti in relazione a tale qualità;
  • somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o addestramento professionale;
  • redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • remunerazioni dei sacerdoti;
  • prestazioni pensionistiche di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 comunque erogate;
  • compensi per lavori socialmente utili in conformità a specifiche disposizioni normative.

Con la legge di stabilità 2015 è stato previsto che alla formazione del reddito complessivo ai fini del bonus IRPEF concorrano anche le quote di reddito esenti dalle imposte sui redditi previste per ricercatori e docenti universitari e per lavoratori rientrati in Italia. Non concorre, invece, l'eventuale quota di TFR anticipata in busta paga.

Limiti di reddito+

A partire dal 1° gennaio 2018, per effetto della legge di bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205) che ha innalzato i limiti di reddito per l’accesso al bonus, il diritto al credito IRPEF è riconosciuto in presenza di un reddito, considerato al netto del reddito dell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze, non inferiore a 8.000 euro e non superiore a 26.600 euro.

Se il reddito complessivo è compreso tra 24.600 e 26.600 euro, il credito spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 26.600 euro, diminuito del reddito complessivo, e 2.000 euro.

Secondo l'articolo 1, comma 2, decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 il credito è rapportato al periodo di lavoro nell'anno.

L'importo di 960 euro è rapportato a un numero di giorni di detrazione da lavoro dipendente e/o assimilati riconosciuti nell'anno pari a 365. Il credito spettante sarà sempre proporzionale ai giorni di detrazione annuali riconosciuti.

 

Reddito Bonus
≤ 8.000 euro Non spettante per incapienza di imposta
> 8.000 euro* e ≤ 24.600 euro 960 euro annuali
> 24.600 euro e < 26.600 euro

[(26.600 euro - reddito complessivo)x 960 euro] : 2.000 euro

* a condizione che l'imposta lorda determinata sul reddito sia di ammontare superiore alle detrazioni da lavoro spettanti.

Presupposto per la concessione del credito+

Ai fini del riconoscimento del diritto al credito, i titolari dei redditi di lavoro dipendente devono avere una imposta lorda, determinata su tali redditi, di ammontare superiore a quello delle detrazioni spettanti in base all'articolo 13, comma 1 del TUIR.

Sono pertanto esclusi i cosiddetti "incapienti", ossia i soggetti con un'imposta lorda, calcolata sui redditi da lavoro dipendente, inferiore o uguale alle detrazioni determinate per il medesimo reddito.

Per espressa previsione normativa, sono altresì esclusi dall'agevolazione fiscale:

  • i titolari di redditi professionali (titolari di partita IVA in forma autonoma o d'impresa);
  • i titolari di redditi da pensione di cui all'articolo 49, comma 2, lettera a) del TUIR e i titolari di redditi assimilati al lavoro dipendente diversi da quelli richiamati al paragrafo "Requisiti soggettivi".

Adempimenti del sostituto d'imposta+

Il punto 3 della circolare Agenzia delle Entrate 28 aprile 2014 n.8/E precisa che «i sostituti di imposta devono determinare la spettanza del credito e il relativo importo sulla base dei dati reddituali a loro diposizione effettuando le verifiche di spettanza del credito e del relativo importo, in base al reddito previsionale e alle detrazioni riferiti alle somme e ai valori che il sostituto corrisponderà durante l'anno, nonché in base ai dati di cui entri in possesso, a esempio, per effetto di comunicazioni da parte del lavoratore, relative ai redditi provenienti da altri rapporti di lavoro intercorsi nell'anno».

Il paragrafo 2 della successiva circolare Agenzia delle Entrate 14 maggio 2014 n. 9/E chiarisce le modalità di calcolo che il sostituto deve adottare per la concessione del credito, anche in relazione a particolari situazioni temporali del rapporto di lavoro.

Prestazioni a sostegno del reddito+

Le prestazioni a sostegno del reddito rientrano nell’ambito di applicazione della normativa sul Bonus fiscale di 80 euro nella misura in cui costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti ai sensi degli articoli 49 e 6 del TUIR.

Le prestazioni in molti casi sono anticipate dal datore di lavoro e conguagliate con i contributi dovuti all'Istituto. In tale ipotesi, il sostituto di imposta è il datore di lavoro che dovrà riconoscere l'eventuale credito spettante

Per le prestazioni il cui pagamento è, invece, effettuato direttamente all'assicurato, sarà l'Istituto che, in qualità di sostituto di imposta e in applicazione della normativa in oggetto, riconoscerà l'eventuale credito spettante ai potenziali beneficiari. Quindi, solo tali prestazioni, per le quali l'Istituto effettua il pagamento diretto all'assicurato e svolge le funzioni di sostituto di imposta (a esempio le indennità di disoccupazione), saranno prese a base per il calcolo del reddito complessivo per l'eventuale riconoscimento del credito in argomento.

In ogni caso per tutte le prestazioni a sostegno del reddito erogate dall'Istituto, sia in costanza di rapporto di lavoro sia a seguito di cessazione dello stesso, si precisa che le detrazioni spettano in relazione ai giorni indennizzati.

Ad esempio, per l'indennità di disoccupazione, si prendono a riferimento i giorni per i quali spetta la prestazione. L'Istituto, in qualità di sostituto di imposta, è tenuto a riconoscere in via automatica il credito determinando la spettanza e il relativo importo sulla base dei dati a disposizione riguardanti i redditi percepiti dal lavoratore, quali i dati relativi alle prestazioni erogate e i dati desunti dal casellario delle pensioni.

Gli assicurati che non hanno i presupposti per il riconoscimento del beneficio sono tenuti a darne comunicazione al sostituto d'imposta. In qualità di sostituto, l'INPS potrà recuperare il credito eventualmente già erogato e non spettante dagli emolumenti successivi e, comunque, entro i termini di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno. Il contribuente che abbia comunque percepito dal sostituto d’imposta un credito in tutto o in parte non spettante è tenuto alla restituzione in sede di dichiarazione dei redditi. 

Modalità di calcolo del credito+

Ai fini della determinazione del credito le prestazioni a sostegno del reddito possono essere distinte in due categorie di seguito descritte.

Per alcune prestazioni il credito viene determinato attraverso il calcolo del reddito previsionale, tenendo conto della durata complessiva della prestazione spettante all'assicurato (non oltre il 31 dicembre o altra data precedente, se la scadenza è anteriore). Rientrano in tale categoria, ove si accertino i requisiti previsti per il riconoscimento del credito:

  • indennità di disoccupazione NASpI di cui all’articolo 1 e seguenti, decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22;
  • indennità di disoccupazione DIS-COLL di cui all’articolo 15, decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22;
  • indennità di disoccupazione ASpI e Mini ASpI di cui all'articolo 2, legge 28 giugno 2012, n. 92;
  • indennità di mobilità ordinaria di cui all'articolo 7, legge 23 luglio 1991, n. 223;
  • trattamenti di disoccupazione speciali per l'edilizia di cui all'articolo 11, legge 223/1991 e di cui all'articolo 3, comma 3, decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito in legge 19 luglio 1994, n. 451;
  • sussidi per lavoratori socialmente utili, sussidi straordinari o speciali, sussidi erogati in attivazione di programmi di Welfare to Work.

Per altre prestazioni, sostanzialmente quelle connesse a periodi di sospensione dell'attività lavorativa, poiché si tratta di eventi imprevedibili, non è possibile effettuare alcun calcolo di reddito previsionale e pertanto il credito viene determinato in base ai dati disponibili e nel momento in cui si verifichi il requisito di accesso alla soglia minima del reddito complessivo per il quale l'imposta lorda sia di ammontare superiore alle detrazioni da lavoro dipendente, come previsto dall'articolo 13 del TUIR.

In pratica, in tali ipotesi, la verifica dei requisiti e il riconoscimento del credito viene effettuato sulla base dei singoli pagamenti mensili effettivamente disposti dall'INPS.

Rientrano in tale modalità di calcolo: le prestazioni legate alle integrazioni salariali, per le quali non si conosce in via previsionale la durata della prestazione né l'effettiva fruizione da parte del singolo lavoratore, e tutte le tipologie di integrazione salariale a pagamento diretto ovvero Cassa Integrazione Guadagni (CIG), sia essa Ordinaria (CIGO), Straordinaria ( CIGS) o in deroga, assegno ordinario e assegno integrativo nei casi dei fondi di solidarietà.

Sono ricomprese in questa categoria anche l'indennità di malattia, l'indennità di congedo parentale, il congedo facoltativo del padre, le indennità antitubercolari TBC, i permessi ex legge 5 febbraio 1992, n. 104, le prestazioni di congedo straordinario, i trattamenti di disoccupazione agricola, i crediti da lavoro di cui agli articoli 1-2, decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 80 (cosiddette "ultime tre mensilità") pagati a carico del Fondo di garanzia, l'indennità di maternità per congedo obbligatorio di cui agli articoli 16-17 e 26, decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 e il congedo obbligatorio del padre ai sensi dell'articolo 4, comma 24, lettera a), legge 28 giugno 2012, n. 92.

Prestazioni a sostegno del reddito escluse+

Restano escluse dall'ambito di applicazione della normativa alcune tipologie di prestazioni a sostegno del reddito di seguito indicate.

Innanzitutto sono escluse le prestazioni a sostegno del reddito soggette a tassazione separata di cui all'articolo 17 del TUIR, quali:

  • TFR Fondo di garanzia di cui all'articolo 2, legge 29 maggio 1982, n. 297;
  • TFR esattoriali di cui alla legge 2 aprile 1958, n. 377;
  • una tantum co. co. pro. di cui all'articolo 2, commi 51 e seguenti, legge 28 giugno 2012, n. 92;
  • pagamenti arretrati delle prestazioni di cui al paragrafo precedente, se rientrano nel regime fiscale di cui all'articolo 17 del TUIR.

In questa categoria vi rientrano anche i pagamenti anticipati delle indennità in unica soluzione. Tale anticipazione non è più funzionale al sostegno dello stato di bisogno che nasce dalla disoccupazione e, quindi, perde la connotazione di tipica prestazione di sicurezza sociale, per assumere la natura di contributo finanziario per lo sviluppo dell'autoimprenditorialità. In base alla normativa vigente, è previsto il pagamento anticipato dell'indennità al fine di incentivare l'avvio di un'attività di lavoro autonomo dell'assicurato, secondo le seguenti ipotesi:

  • anticipazione dell’indennità di NASpI (articolo 8, decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22);
  • anticipazione dell'indennità ASpI e Mini ASpI (articolo 2, comma 19, legge 92/2012);
  • anticipazione dell'indennità di mobilità (articolo 7, comma 5 della legge n. 223/1991);
  • anticipazione del compenso/sussidio in favore dei Lavori Socialmente Utili (LSU) per avviare l'autoimpiego;
  • anticipazione del sussidio concesso in attuazione di programmi di Welfare to Work e di sussidi straordinari o speciali concessi dalle regioni, per finanziare l'autoimpiego dei beneficiari degli stessi.

Anche tale tipologia di indennità non rientra nel campo di applicazione della normativa del credito di cui all'articolo 1 del decreto-legge 66/2014, in quanto è previsto il regime fiscale della tassazione separata.

Sono ancora da escludere dall'ambito di applicazione della normativa del credito in argomento, in quanto costituiscono redditi da lavoro autonomo e non da lavoro dipendente o assimilati di cui all'articolo 49, commi 1-2, lettera b) e articolo 50, comma 1 del TUIR le indennità di maternità per lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, imprenditrici agricole professionali, coltivatrici dirette, colone, mezzadre) e le indennità di maternità e indennità di malattia per gli assicurati iscritti alla gestione separata, in qualità di liberi professionisti e titolari di partite IVA. Nelle suddette ipotesi, tali indennità seguono le caratteristiche del reddito principale ai fini fiscali.

Vi sono, infine, prestazioni a sostegno del reddito esenti ai fini fiscali che, in quanto tali, non costituiscono redditi ai fini del credito di cui al decreto legge n. 66/2014. Esse sono:

  • i trattamenti di famiglia, in quanto redditi esclusi dalla base imponibile ai sensi dell'articolo 12 del TUIR;
  • l'assegno di maternità e per il nucleo familiare concesso dai comuni (articolo 19, decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 2000, n. 452);
  • l'assegno di maternità dello Stato concesso dall'INPS (articolo 2, comma 6, d.p.c.m. 21 dicembre 2000).

Comunicazioni del soggetto+

Se l'assicurato è titolare oltre che di redditi da prestazioni previdenziali anche di altri redditi derivanti da rapporti di lavoro contestuali (redditi che isolatamente considerati danno diritto al credito, ma complessivamente superano la soglia massima consentita), non sussistendo il presupposto per il riconoscimento del credito, è tenuto a dare comunicazione della circostanza al datore di lavoro e all'INPS, che, sulla base della comunicazione ricevuta, non riconosceranno il credito.

Laddove, invece, l'importo del reddito complessivo non superi la soglia massima consentita, sussiste il presupposto per il riconoscimento del credito e l'assicurato è tenuto a chiedere a uno dei due sostituti di imposta di non riconoscere il credito che sarà, invece, riconosciuto da un solo sostituto di imposta.

Ammortizzatore sociale previsto dalla legislazione italiana che consiste in una prestazione economica erogata dall’INPS. Integra o sostituisce la retribuzione dei lavoratori che si trovano in precarie condizioni economiche a causa di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

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