Azione revocatoria

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L'azione revocatoria è esercitata dal creditore per far dichiarare inefficaci nei suoi confronti gli atti effettuati dal debitore per sottrarre il proprio patrimonio all'esecuzione forzata.


L'azione revocatoria è regolata dagli artt. 2091 e ss. del codice civile e dagli artt. 67, n. 2 e 70, L. fall. (R.D. 16 marzo 1942, n. 267)


Codice Civile


Sezione II


Dell'azione revocatoria


2901. Condizioni. (1)


Il creditore [c.c. 2740, 2741], anche se il credito è soggetto a condizione o a termine [c.c. 1356], può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni [c.c. 524, 1113, 2655, 2740, 2910], quando concorrono le seguenti condizioni:


1) che il debitore conoscesse il pregiudizio che l'atto arrecava alle ragioni del creditore o, trattandosi di atto anteriore al sorgere del credito, l'atto fosse dolosamente preordinato al fine di pregiudicarne il soddisfacimento;


2) che, inoltre, trattandosi di atto a titolo oneroso, il terzo fosse consapevole del pregiudizio e, nel caso di atto anteriore al sorgere del credito, fosse partecipe della dolosa preordinazione.


Agli effetti della presente norma, le prestazioni di garanzia, anche per debiti altrui, sono considerate atti a titolo oneroso, quando sono contestuali al credito garantito.


Non è soggetto a revoca l'adempimento di un debito scaduto [c.c. 1183, 1186].


L'inefficacia dell'atto non pregiudica i diritti acquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede [c.c. 169], salvi gli effetti della trascrizione della domanda di revocazione [c.c. 1923, 2600, 2652, n. 5, 2690; c.p. 192, 195] (2).


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  • Vedi l'art. 7, R.D. 28 marzo 1929, n. 499, recante disposizioni relative ai libri fondiari nei territori delle nuove province.
  • Vedi gli artt. 67, n. 2 e 70, L. fall. (R.D. 16 marzo 1942, n. 267); l'art. 66, n. 8, L. 19 dicembre 1956, n. 1421, sulla tutela delle opere dell'ingegno.

2902. Effetti.


Il creditore, ottenuta la dichiarazione di inefficacia, può promuovere nei confronti dei terzi acquirenti le azioni esecutive [c.c. 2910; c.p.c. 483] o conservative [c.c. 2905; c.p.c. 671] sui beni che formano oggetto dell'atto impugnato.


Il terzo contraente, che abbia verso il debitore ragioni di credito dipendenti dall'esercizio dell'azione revocatoria, non può concorrere sul ricavato dei beni che sono stati oggetto dell'atto dichiarato inefficace, se non dopo che il creditore è stato soddisfatto (1).


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  • Vedi l'art. 71, L. fall. (R.D. 16 marzo 1942, n. 267).

2903. Prescrizione dell'azione.


L'azione revocatoria si prescrive in cinque anni dalla data dell'atto [c.c. 2934, 2935, 2946].


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R.D. 16 marzo 1942, n. 267


Articolo 67


(Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie).


Sono revocati, salvo che l'altra parte provi che non conosceva lo stato d'insolvenza del debitore:


1) gli atti a titolo oneroso compiuti nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano notevolmente ciò che a lui è stato dato o promesso;


2) gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento;


3) i pegni, le anticresi e le ipoteche volontarie costituiti nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non scaduti;


4) I pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie costituiti entro l'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti scaduti.


Sono altresì revocati, se il curatore prova che l'altra parte conosceva lo stato d'insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti contestualmente creati, se compiuti entro l'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento.


Le disposizioni di questo articolo non si applicano all'istituto di emissione, agli istituti autorizzati a compiere operazioni di credito su pegno, limitatamente a queste operazioni, e agli istituti di credito fondiario. Sono salve le disposizioni delle leggi speciali.




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