La pensione indiretta o di reversibilità spetta ai superstiti del dipendente pubblico e del pensionato secondo il seguente ordine:

  • al coniuge anche se separato;
  • al coniuge separato, con addebito della colpa, se è titolare di assegno alimentare a carico del coniuge deceduto (articolo 5 della legge 898 del 1970, come sostituito dall’articolo 10 della legge 74 del 1987);
  • al coniuge divorziato, se:
    • è titolare di assegno alimentare (articolo 5 della legge 898 del 1970, come sostituito dall’articolo 10 della legge 74 del 1987);
    • non è passato a nuove nozze;
    • il pensionato o iscritto divorziato è deceduto dopo il 12 marzo 1987 (legge 74 del 1987);
    • la data di assunzione in ruolo del pensionato o iscritto è anteriore alla data della sentenza di scioglimento o cessazione del matrimonio;
    • non esiste coniuge superstite;
  • al coniuge divorziato, anche se il defunto aveva contratto nuovo matrimonio e il nuovo coniuge è ancora in vita. In questo caso, il coniuge divorziato ha diritto al trattamento di pensione (legge 74 del 1987) purché in possesso dei requisiti elencati al punto 3) e solo con una specifica sentenza da parte del tribunale competente, che stabilisce le quote spettanti al coniuge e all’ex coniuge in proporzione alla durata dei singoli matrimoni e alle condizioni economiche e di reddito;
  • ai figli ed equiparati che alla data del decesso del pensionato o dell’iscritto sono a carico del genitore e rientrano in una di queste condizioni:
  • minorenni;
  • studenti di scuola media superiore o professionale fino al 21esimo anno d’età, che non prestano lavoro retribuito;
  • studenti maggiorenni iscritti a università (o istituti equiparati) per tutta la durata legale degli studi, e comunque non oltre il 26esimo anno d’età, che non prestano lavoro retribuito;
  • maggiorenni inabili a carico del pensionato o iscritto defunti.

Sono equiparati a figli legittimi e naturali:

  • i figli adottivi e quelli affiliati del pensionato o iscritto deceduto;
  • i figli naturali non riconoscibili dal pensionato o iscritto deceduto, per i quali questi era tenuto al mantenimento o agli alimenti in virtù di sentenza;
  • i figli naturali non riconoscibili dal pensionato o iscritto deceduto che nella successione del genitore hanno ottenuto il riconoscimento del diritto all’assegno vitalizio;
  • i figli nati dal precedente matrimonio del coniuge del pensionato o iscritto deceduto;
  • i figli naturali riconosciuti dal coniuge del pensionato o iscritto deceduto, o dichiarati tali in giudizio;
  • i nipoti in linea retta minori e viventi a carico dell’iscritto o del pensionato, anche se non formalmente affidati.

In mancanza di coniuge o di figli che abbiano diritto alla pensione, questa spetta ai genitori del pensionato o iscritto se alla data del decesso:

  • hanno almeno 65 anni d’età;
  • non sono titolari di pensione diretta o indiretta;
  • sono a carico del pensionato o iscritto deceduto.

In mancanza di coniuge, figli o genitori che abbiano diritto alla pensione, questa spetta ai fratelli celibi ed alle sorelle nubili dell’iscritto o del pensionato se alla data del decesso:

  • sono inabili al lavoro (anche in età inferiore ai 18 anni);
  • non sono titolari di pensione diretta o indiretta;
  • sono a carico dell’iscritto o del pensionato deceduto.

Chi può essere considerato “ inabile
Secondo la normativa in vigore, l’inabilità corrisponde a un’assoluta impossibilità a svolgere una qualsiasi attività che produca reddito, e deve essere certificata dalle Asl, dalle Commissioni mediche di verifica o dagli Ospedali militari con une delle seguenti diciture: “Il soggetto è assolutamente e permanentemente inabile a qualsiasi attività lavorativa” oppure “Il soggetto è permanentemente inabile a proficuo lavoro”.


Chi può essere considerato “a carico”
Il superstite viene considerato a carico del defunto in due casi:

  • se convivente, quando il suo reddito è pari o inferiore al minimo Inps per l’anno in corso maggiorato del 30%; a partire dal primo novembre 2000 tale limite è aumentato dell’importo dell’indennità di accompagnamento per i figli inabili che si trovano nelle condizioni previste dall’articolo 5 della legge 222 del 1984;
  • se non convivente, a seguito di un accertamento: l’ufficio verifica se il superstite era autosufficiente o meno dal punto di vista economico, e se il defunto concorreva in maniera rilevante e continuativa al suo mantenimento.

Soggetto che, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, si trova nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

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