Il riscatto della laurea


Anche alcuni periodi di studio possono essere “utilizzati” per contribuire alla propria pensione. Come? Riscattando i periodi di studi universitari in modo da poterli utilizzare nel calcolo del futuro assegno pensionistico. Considerando che, tra laurea triennale e specialistica, il periodo di permanenza presso un’università può essere oggi di cinque anni, senza contare eventuali altri corsi o master, è di tutta evidenza che poter inserire i periodi di studio nel proprio fascicolo previdenziale rappresenta un vantaggio non trascurabile. Infatti, a condizione che gli anni del corso di laurea non siano già coperti da altri contributi, ad esempio da lavoro, è possibile trasformarli in anni di contribuzione pagando una certa somma, chiedendone appunto il cosiddetto “riscatto”.


Si possono riscattare gli anni del corso legale di laurea, i diplomi universitari, quelli di specializzazione e i dottorati di ricerca. Se il titolo di studio ha valore legale in Italia, si può riscattare anche la laurea conseguita all’estero. A particolari condizioni, è possibile riscattare anche i diplomi rilasciati dagli istituti di alta formazione artistica e musicale. Il riscatto, inoltre, può riguardare tutto il periodo del corso di studio o solo parte di esso e si possono riscattare anche due o più corsi. E questi anni di contribuzione andranno ad aggiungersi a quelli che deriveranno dalla successiva attività lavorativa, concorrendo a determinare l’ammontare della propria pensione.


Tra l’altro oggi, a differenza di qualche anno fa, è più facile riscattare la laurea, dal momento che può farlo anche chi non ha ancora intrapreso un lavoro, pagando un importo fisso per ogni anno. Il pagamento è rateizzabile fino a dieci anni e può essere detratto dalle tasse. Il riscatto della laurea potrebbe quindi rappresentare il primo tassello nella costruzione del proprio futuro previdenziale.